<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611</id><updated>2012-01-26T00:14:45.186+01:00</updated><category term='christian carmosino'/><category term='antonio sinisi'/><category term='occhi per un mondo comune'/><category term='Roberto Fega'/><category term='marco caponera'/><category term='Maxim Solopov'/><category term='Marina Garcés'/><category term='wenceslao galan'/><category term='Maath'/><category term='Verlan'/><category term='Abel Paz'/><category term='Ormai è fatta'/><category term='pep'/><category term='Espai en blanc'/><category term='le nubi edizioni'/><category term='Lopez Petit'/><category term='Carlo Ruta'/><category term='umanità nova'/><category term='El taxista ful'/><category term='federazione anarchica siciliana'/><category term='l&apos;ora d&apos;amore'/><category term='Santiago Lopez Petit'/><category term='Dinero Gratis'/><category term='Noi'/><category term='antifascisti russi'/><category term='società terapeutica'/><category term='Alexei Gaskarov'/><category term='Guido Zingari'/><category term='Michela Fusaschi'/><category term='Roma Tre'/><category term='Valentina Ariza Moreno'/><category term='gruppo cafiero'/><category term='Andrea Appetito'/><category term='produzioni editoriali plurali'/><title type='text'>I vendicatori delle umane sofferenze</title><subtitle type='html'>Questo blog è disegnato su sfondo nero per risparmiare energia elettrica e limitare lo stress visivo.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>23</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-7517055436898689978</id><published>2011-01-18T00:04:00.004+01:00</published><updated>2011-01-18T00:13:12.614+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='occhi per un mondo comune'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Espai en blanc'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Noi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pep'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le nubi edizioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='produzioni editoriali plurali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Marina Garcés'/><title type='text'>Produzioni Editoriali Plurali da Le Nubi Edizioni</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.produzionidalbasso.com/resize.php?maxx=170&amp;amp;maxy=170&amp;amp;src=foto/jzHazsGhf8/PEP.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 170px; height: 78px;" src="http://www.produzionidalbasso.com/resize.php?maxx=170&amp;amp;maxy=170&amp;amp;src=foto/jzHazsGhf8/PEP.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="schdsc" id="div1" style="visibility: visible;"&gt;OCCHI PER UN MONDO COMUNE&lt;br /&gt;Saggi contro la privatizzazione dell'esistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Condividere le idee prima e non soltanto attraverso un libro.  Condividere il processo editoriale in quanto tale, condividere  un'esperienza affascinante. Cercare strade nuove, realmente alternative.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo deciso di pubblicare un nuovo libro con una modalità diversa. Il  progetto si chiama P.E.P. Produzioni Editoriali Plurali, una modalità  di lavoro che speriamo possa piacere ai nostri lettori e spingerli a  diventare qualcosa di più che semplici consumatori finali del prodotto  libro. Non potevamo scegliere testo migliore di quello di &lt;a href="http://www.lenubi.it/autori/schede_autori/garces/garces.html"&gt;Marina Garcés&lt;/a&gt;  per inaugurare le Produzioni Editoriali Plurali, perché il tema dei suoi  scritti e quelli del gruppo di cui fa parte, Espai en blanc, ci offrono  la possibilità non soltanto di ragionare sulla contemporaneità ma anche  strumenti nuovi per provare a modificarla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro affronta i temi più sentiti da Espai en blanc: la forza  dell'anonimato, la battaglia del pensiero, il Noi, la privatizzazione  dell'esistenza, la necessità di aprire brecce nella realtà.&lt;br /&gt;Come uscire dalla condizione di privatizzazione dell'esistenza? Marina  Garcés propone un cambio di prospettiva, partire dalla consapevolezza  che in quanto corpi finiti abbiamo necessità degli altri: costruire,  fare, essere con gli altri. La necessità di occhi per un mondo comune.  La modalità di pubblicazione con Produzioni dal basso, e dunque la  nascita del P.E.P., è stata suggerita dal libro stesso: il libro  raccoglie attorno a sé un NOI che si costruisce insieme al libro, una  trama che non è fatta di distanze e che ognuno di noi e tutti noi  insieme portiamo avanti.&lt;br /&gt;Prima che il libro venga pubblicato cercheremo di organizzare iniziative  di confronto, perché questa non sia una semplice sottoscrizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marina Garcés è nata nel 1973, insegna Filosofia Contemporanea presso  l’Università Aperta di Catalogna e presso l’Università di Saragozza. Nel  2002 ha pubblicato "En las prisiones de lo posible" (Edizioni  Bellaterra, Barcelona), collabora con le riviste Archipiélago, Zehar, Le  passant ordinaire e con istituzioni culturali come Arteleku (San  Sebastián) o Unia-Arte y pensamiento (Sevilla). Recentemente ha fatto  parte del gruppo che ha realizzato il film El taxista ful,che nel 2005  ha ricevuto una menzione speciale da parte della giuria del Festival di  San Sebastián. È tra i fondatori di Espai en blanc, la scommessa  collettiva di un gruppo di persone che si propone di rendere di nuovo  appassionante il pensiero, di aprire buchi nella realtà. Questi buchi  aprono brecce tra l’attivismo e l’accademia, il discorso e l’azione, le  idee e la sperimentazione; da qui la scommessa al tempo stesso  filosofica e politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;COME FUNZIONA?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo scelto di aprire una sottoscrizione pubblica sul portale  &lt;a href="http://www.blogger.com/www.produzionidalbasso.com"&gt;www.produzionidalbasso.com &lt;/a&gt;per pubblicare il libro di Marina Garcés  "Occhi per un mondo comune. Saggi contro la privatizzazione  dell'esistenza".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come fare per prenotare una copia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Dovete registrarvi (è molto semplice) su &lt;a href="http://www.produzionidalbasso.com/"&gt;www.produzionidalbasso.com&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Cercate "Occhi per un mondo comune" o "Marina Garcés" nel motore di ricerca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Prenotate una o più copie del libro. Il volume avrà un prezzo di  copertina di 14 euro, ma chi lo acquisterà prenotandolo in anticipo sul  portale “Produzioni dal basso” lo pagherà 12, e se ne prenderà più d’una  copia il costo scenderà a 10 euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo fissato a 300 le copie da prenotare perché il libro possa andare in stampa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se non raggiungeremo le 300 prenotazioni non pubblicheremo il libro. Questo perché evidentemente del libro non ci sarà bisogno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se si raggiungeranno le 300 copie prenotate in un tempo massimo di tre  mesi a partire dal mese di gennaio il libro vedrà la stampa e coloro che  lo avranno prenotato lo riceveranno completando la prenotazione e  semplicemente pagando il libro. Così se il libro viene pubblicato chi lo  ha prenotato pagherà per averlo, altrimenti nessuno dovrà neppure un  euro alla nostra casa editrice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul sito della casa editrice è disponibile un estratto in formato  digitale del libro, "Noi", un e-book gratuito liberamente scaricabile da  questo indirizzo:  &lt;a href="http://www.lenubi.it/Catalogo/libri/sanspapiers/garces_noi/index.html"&gt;http://www.lenubi.it/Catalogo/libri/sanspapiers/garces_noi/index.html&lt;/a&gt;, e  prossimamente sempre nuovi materiali per capire e conoscere l’autrice,  il suo testo, le sue idee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andate a sfogliare, fatevi coinvolgere, spargete la voce che stiamo  tentando di fare qualcosa di diverso, forse potremo riuscire a costruire  fra Noi un nuovo rapporto autore-editore-lettore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per approfondire, qualche link di Marina con espai en blanc:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=g6i43Ch-Tw4"&gt;http://www.youtube.com/watch?v=g6i43Ch-Tw4 &lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=PVoYQHa4yn4"&gt;&lt;br /&gt;http://www.youtube.com/watch?v=PVoYQHa4yn4&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=7dQnwOal4x8"&gt; http://www.youtube.com/watch?v=7dQnwOal4x8&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e alcuni articoli di marina sul sito di espai en blanc:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.espaienblanc.net/_Marina-Garces_.html"&gt; http://www.espaienblanc.net/_Marina-Garces_.html&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lenubi.it/"&gt;http://www.lenubi.it/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-7517055436898689978?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/7517055436898689978/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=7517055436898689978' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/7517055436898689978'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/7517055436898689978'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2011/01/produzioni-editoriali-plurali-da-le.html' title='Produzioni Editoriali Plurali da Le Nubi Edizioni'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-7153569792828051493</id><published>2010-09-20T17:00:00.001+02:00</published><updated>2010-09-20T17:01:55.688+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alexei Gaskarov'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='antifascisti russi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Maxim Solopov'/><title type='text'>Appello solidarietà ad antifascisti russi</title><content type='html'>Gli attivisti antifascisti russi Alexei Gaskarov e Maxim Solopov sono stati  arrestati il 29 luglio 2010, dopo una manifestazione spontanea che ha avuto  luogo davanti al Comune della città di Khimki, vicino a Mosca. I manifestanti,  in quell'occasione, chiedevano la fine della repressione messa in atto contro  gli abitanti di Khimki, che protestavano per la distruzione della foresta  (decisa dalle autorità in favore della realizzazione di un'autostrada tra Mosca  e San Pietroburgo, una minaccia per il territorio dal punto di vista ecologico e  sociale).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le autorità locali hanno risposto con la forza. Come già detto,  sono stati arrestati i due noti rappresentanti del movimento antifascista Alexei  Gaskarov e Maxim Solopov. Le testimonianze sono state falsificate, e gli arresti  e le perquisizioni si sono svolte violando la legge. I due attivisti si trovano  in carcere da circa due mesi, senza un provvedimento che giustifichi misure  tanto restrittive. Entrambi rischiano sette anni di prigione. Alla fine di  settembre sarà emessa una nuova sentenza, e i giudici decideranno se la  detenzione sarà prolungata o se sarà loro concessa la libertà provvisoria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tenuto conto del fatto che l'intera vicenda parte da presupposti  falsati, è difficile attualmente avere fiducia nella giustizia. Per questo  motivo si è costituito un gruppo di persone che ha organizzato la "Campagna per  la liberazione degli ostaggi di Khimki", e che invita ognuno di noi a  mobilitarsi. In questi giorni si stanno svolgendo azioni a favore dei due  attivisti non solo in Russia, ma anche in Svezia, Germania, Francia, Inghilterra  e Stati Uniti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Oggi, il 20 settembre&lt;/b&gt; è la giornata in cui il  gruppo propone di inviare fax di protesta alle autorità russe. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel sito  della Campagna di liberazione trovate tutte le informazioni al riguardo, in  varie lingue: &lt;a href="http://khimkibattle.org/"&gt;http://khimkibattle.org&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Qui trovate, nella  versione in lingua italiana, i recapiti e gli indirizzi delle autorità russe a  cui inviare fax, con lettere-tipo in russo e in altre lingue: &lt;a href="http://khimkibattle.org/?page_id=568&amp;amp;lang=it"&gt;http://khimkibattle.org/?page_id=568&amp;amp;lang=it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi  ringrazio per l'attenzione e per l'eventuale gesto di solidarietà, e vi invito a  diffondere il più possibile queste informazioni,&lt;br /&gt;Alexander  Bikbov&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;===========================&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://khimkibattle.org/?page_id=568&amp;amp;lang=it"&gt;Campagna d’invio di  fax&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;Vi domandiamo, per raggiungere un risultato più efficace, di  spedire fax di protesta lunedì &lt;b&gt;20 settembre 2010&lt;/b&gt;, giornata “clou” per le  azioni previste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;I tre numeri a cui inviare i fax:&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;La Procura  della Regione di Mosca: +7-495-621-50-06&lt;br /&gt;Il Tribunale della Regione di Mosca:  +7-495-572-83-14&lt;br /&gt;L’Amministrazione del Presidente della Federazione russa:  +7-495-606-24-64&lt;br /&gt;Nel fax si prega di indicare il vostro nome, cognome e  indirizzo. Se il fax è inviato a nome di un’associazione o di un’istituzione,  l’ideale sarebbe utilizzare la carta intestata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Potete anche inviare  le e-mail:&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;Una lettera al Procuratore della Regione di Mosca:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.mosoblproc.ru/internet-priemnaja/obrashchenija/send/"&gt;http://www.mosoblproc.ru/internet-priemnaja/obrashchenija/send/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Una  lettera al Tribunale della città di Khimki:&lt;br /&gt;&lt;a href="mailto:himki.mo@sudrf.ru"&gt;himki.mo@sudrf.ru&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Una lettera  all’Amministrazione del Presidente della Federazione russa:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://eng.letters.kremlin.ru/"&gt;http://eng.letters.kremlin.ru/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il  testo della lettera-tipo da inviare al Procuratore della Regione di Mosca:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://khimkibattle.org/?p=577"&gt;in russo&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; // &lt;a href="http://khimkibattle.org/?p=577&amp;amp;lang=en"&gt;in inglese&lt;/a&gt; // &lt;a href="http://khimkibattle.org/?p=577&amp;amp;lang=fr"&gt;in francese&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il testo  della lettera-tipo da inviare al Tribunale della città di Khimki:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://khimkibattle.org/?p=752"&gt;in russo&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; // &lt;a href="http://khimkibattle.org/?p=752&amp;amp;lang=en"&gt;in inglese&lt;/a&gt; // &lt;a href="http://khimkibattle.org/?p=752&amp;amp;lang=de"&gt;in tedesco&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il testo  della lettera-tipo da inviare al Presidente della Federazione russa:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://khimkibattle.org/?p=733"&gt;in russo&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; // &lt;a href="http://khimkibattle.org/?p=733&amp;amp;lang=en"&gt;in inglese&lt;/a&gt; // &lt;a href="http://khimkibattle.org/?p=733&amp;amp;lang=fr"&gt;in francese&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Solo i  testi di 2000 battute max. sono accettati al &lt;b&gt;sito del Presidente, per cui il  testo abbreviato della lettera-tipo&lt;/b&gt; &lt;a href="http://khimkibattle.org/?p=871"&gt;in russo&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Attenzione!&lt;/b&gt; E’  importante che i fax e le e-mail contengano &lt;b&gt;il testo solo in russo&lt;/b&gt; oppure  &lt;b&gt;in russo e in entrambe le lingue&lt;/b&gt; (russo &lt;b&gt;e&lt;/b&gt; francese, tedesco o  inglese).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi invitiamo inoltre ad inviare un’-e-mail all’indirizzo &lt;a href="mailto:info@khimkibattle.org"&gt;info@khimkibattle.org&lt;/a&gt; , precisando a chi  avete spedito le lettere e i fax (al Procuratore, al Tribunale o al Presidente  della Russia). In questo modo potremo calcolare il numero di appelli giunti a  destinazione, per verificare la riuscita della Campagna per la liberazione degli  ostaggi di Khimki.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Grazie a tutti per il vostro sostegno!&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:180%;color:#ff0000;"&gt;&lt;i&gt;libertaria&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;redazione@libertaria.it&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;a href="http://www.libertaria.it/"&gt;www.libertaria.it&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;  &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-7153569792828051493?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/7153569792828051493/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=7153569792828051493' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/7153569792828051493'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/7153569792828051493'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2010/09/appello-solidarieta-ad-antifascisti.html' title='Appello solidarietà ad antifascisti russi'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-9187374834865273795</id><published>2010-04-29T09:59:00.003+02:00</published><updated>2010-04-29T10:02:08.776+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Roma Tre'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Michela Fusaschi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Verlan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='marco caponera'/><title type='text'>Corpi e Potere, 29 aprile 2010, Università Roma Tre</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.lenubi.it/Eventi/eventi_data/aprile10/FusaschiCaponera.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 310px; height: 443px;" src="http://www.lenubi.it/Eventi/eventi_data/aprile10/FusaschiCaponera.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-9187374834865273795?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/9187374834865273795/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=9187374834865273795' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/9187374834865273795'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/9187374834865273795'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2010/04/corpi-e-potere-29-aprile-2010.html' title='Corpi e Potere, 29 aprile 2010, Università Roma Tre'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-865859929244524728</id><published>2009-09-24T10:11:00.005+02:00</published><updated>2009-09-24T10:22:04.141+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='marco caponera'/><title type='text'>Presentazione de L'inutile</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/SrsrcQgKTlI/AAAAAAAAADo/wWDzDT_9gbE/s1600-h/vetrina+editoria-small.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 269px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/SrsrcQgKTlI/AAAAAAAAADo/wWDzDT_9gbE/s400/vetrina+editoria-small.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5384945543917751890" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lenubi.it/catalogo/libri/edipo/caponera_linutile/index.html"&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;Cos' è L'inutile&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.lenubi.it/Eventi/eventi_data/settembre09/vetrina%20editoria.jpg"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-865859929244524728?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/865859929244524728/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=865859929244524728' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/865859929244524728'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/865859929244524728'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2009/09/presentazione-de-linutile.html' title='Presentazione de L&apos;inutile'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/SrsrcQgKTlI/AAAAAAAAADo/wWDzDT_9gbE/s72-c/vetrina+editoria-small.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-1003273842216077424</id><published>2009-09-17T11:37:00.000+02:00</published><updated>2009-09-17T11:38:11.023+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Guido Zingari'/><title type='text'>Giornata in ricordo di Guido Zingari, domenica 20 settembre 2009</title><content type='html'>&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Cari amici,&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;è con piacere che vi informiamo che, con Paola, abbiamo fissato la data della giornata in ricordo di Guido Zingari, dove ciascuno, secondo la propria sensibilità e con il proprio linguaggio, potrà ricordare il caro Guido, e insieme potremo condividere l’assenza ma anche la ricchezza che ci ha lasciato la sua persona. L’incontro si terrà il 20 settembre alle ore 10 presso il cinema Farnese, in Campo de’ Fiori, a Roma. Se volete intervenire con letture, musiche, parole, o in qualunque altro modo, fatecelo sapere, così che si possa organizzare una giornata “bella”, intensa e condivisa.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Questo incontro sarà anche l’occasione per far omaggio a tutti i presenti del saggio filosofico “Destituzioni della filosofia” di cui &lt;em&gt;le nubi edizioni&lt;/em&gt; in collaborazione con Paola, realizzeranno una stampa in tiratura limitata e anche per presentare la mini guida a Campo de’ Fiori che Guido Zingari stava realizzando in collaborazione con la libreria Fahrenheit 451 di Roma.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Aiutateci anche a far circolare la notizia di questa iniziativa e mettetevi in contatto con noi per qualunque informazione&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Un abbraccio,&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Marco Caponera&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-1003273842216077424?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/1003273842216077424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=1003273842216077424' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/1003273842216077424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/1003273842216077424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2009/09/giornata-in-ricordo-di-guido-zingari.html' title='Giornata in ricordo di Guido Zingari, domenica 20 settembre 2009'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-8749198150744462202</id><published>2009-04-14T10:29:00.007+02:00</published><updated>2009-04-25T11:08:01.176+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Guido Zingari'/><title type='text'>La morte di Guido Zingari, 6 aprile 2009</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non c'è carattere, parola, o gesto che possa comunicare il dolore dei familiari e degli amici che da qualche giorno piangono Guido Zingari.&lt;br /&gt;Ora tutti quelli che lo conoscevano potranno ricordarlo sul sito internet che porta il suo nome: &lt;a href="http://www.guidozingari.it/"&gt;www.guidozingari.it&lt;/a&gt; e che vorrebbe essere il punto di riferimento per tutto ciò che riguarda il lavoro e la vita di Guido Zingari, un primo piccolo gesto perché la sua memoria sia all'altezza della sua vita.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Chi ha avuto l'onore di conoscerlo, di crescere al suo fianco,&lt;br /&gt;non può oggi svegliarsi pensando che il mondo sia lo stesso.&lt;br /&gt;Il mondo ha tremato e ce lo ha sottratto.&lt;br /&gt;Il mondo è irrimediabilmente cambiato,&lt;br /&gt;non è più il suo mondo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scusami se piango per te, so che non avresti voluto,&lt;br /&gt;so che volevi i sorrisi e la gioia&lt;br /&gt;e ti sei sempre battuto contro la tristezza di questo mondo,&lt;br /&gt;ma questo mondo con cui - tu meglio di chiunque altro sapevi - non andavo d'accordo,&lt;br /&gt;ormai non mi appartiene irreparabilmente più,&lt;br /&gt;ciao Professore, non ti dico addio,&lt;br /&gt;marco caponera&lt;br /&gt;allievo di Guido Zingari&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-8749198150744462202?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/8749198150744462202/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=8749198150744462202' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/8749198150744462202'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/8749198150744462202'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2009/04/la-morte-di-guido-zingari-6-aprile-2009.html' title='La morte di Guido Zingari, 6 aprile 2009'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-6416151260840229075</id><published>2009-02-11T10:12:00.010+01:00</published><updated>2009-02-22T17:31:56.154+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='wenceslao galan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le nubi edizioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gruppo cafiero'/><title type='text'>Incontro-dibattito con Wenceslao Galan, a Roma</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/SaF9PgU-xvI/AAAAAAAAADE/brg27lBJdW8/s1600-h/Locandina+Wences.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 222px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/SaF9PgU-xvI/AAAAAAAAADE/brg27lBJdW8/s320/Locandina+Wences.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5305659541348599538" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;style type="text/css"&gt; &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;  &lt;/style&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Presentazione del libro&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;IL FUOCO NELLA VOCE &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Appunti sulla guerra del discorso&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;di Wenceslao Galán&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le &lt;/span&gt;nubi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;edizioni&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Venerdì 6 marzo ore 18,30&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Libreria Odradek&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Via dei Banchi Vecchi, 27 Roma&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Le nubi edizioni&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; in collaborazione con il Gruppo anarchico &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Carlo Cafiero&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; e la libreria &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Odradek&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; presentano la raccolta di saggi &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Il fuoco nella voce. Appunti sulla guerra del discorso&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Wenceslao Galán&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;Il fuoco nella voce è l'espressione di una parola d'ordine: provocare una guerra civile all'interno del linguaggio, stabilire una relazione sovversiva con la parola.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Intervengono &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Wenceslao Galán&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Marco Caponera&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; e &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Manuela Tittarelli&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Il libro&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Il fuoco nella voce&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; è l'espressione di una parola d'ordine: provocare una guerra civile all'interno del linguaggio. Quando il controllo della realtà non esige soltanto l'obbedienza silenziosa, ma anche la mobilitazione totale delle nostre vite, qui compare il suo stato di guerra permanente, per questo va esposto il discorso che interrompa la connessione del mondo, le voci che incendino il “negozio” del senso comune. Al fine di inscrivere una relazione sovversiva con la parola.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;L’autore&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Wenceslao Galán&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; è nato ad Ourense, in Galizia, nel 1964. Lavora come tanti per liberare il pensiero e la parola dagli ostacoli che impediscono di affrontare la realtà. Ha participato alla redazione dei volumi collettivi &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;Por una política nocturna&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; e &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;Informe Barcelona 2004: el fascismo posmoderno&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;. Ha collaborato con riviste di pensiero critico come Archipiélago, Vida y política, e A trabe de ouro. Ha tradotto testi di Hofmannsthal, Benjamin e Adorno, dedicati alla crisi della comunicazione, e ha pubblicato nel 2007 il saggio &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;El fuego en la voz&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;. Con il medesimo intento ha cominciato la sua attività nel collettivo per il pensiero critico Espai en Blanc. Insegna Filosofia nella Universitat Oberta de Catalunya e in diversi istituti superiori di Barcellona, dove risiede.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-6416151260840229075?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/6416151260840229075/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=6416151260840229075' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/6416151260840229075'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/6416151260840229075'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2009/02/incontro-dibattito-con-wenceslao-galan.html' title='Incontro-dibattito con Wenceslao Galan, a Roma'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/SaF9PgU-xvI/AAAAAAAAADE/brg27lBJdW8/s72-c/Locandina+Wences.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-319102783698223407</id><published>2008-10-01T18:42:00.004+02:00</published><updated>2008-10-01T18:49:11.971+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Appetito'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='l&apos;ora d&apos;amore'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='christian carmosino'/><title type='text'>L'ora d'amore</title><content type='html'>&lt;a href="http://vids.myspace.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&amp;amp;videoid=43494886"&gt;L'ORA D'AMORE TRAILER&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="360"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="movie" value="http://mediaservices.myspace.com/services/media/embed.aspx/m=43494886,t=1,mt=video,searchID=,primarycolor=,secondarycolor="&gt;&lt;embed src="http://mediaservices.myspace.com/services/media/embed.aspx/m=43494886,t=1,mt=video,searchID=,primarycolor=,secondarycolor=" allowfullscreen="true" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="360"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;       &lt;div class="text"&gt;&lt;strong&gt;0:47&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;         Trailer de L'ora d'amore un film di Andrea Appetito e Christian Carmosino selezione ufficiale Festival Internazionale del Film di Roma (22-31 ottobre 2008).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/loradamore"&gt;http://www.myspace.com/loradamore&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-319102783698223407?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/319102783698223407/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=319102783698223407' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/319102783698223407'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/319102783698223407'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2008/10/lora-damore.html' title='L&apos;ora d&apos;amore'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-4034079740909324559</id><published>2008-07-07T21:36:00.002+02:00</published><updated>2008-07-07T21:44:30.923+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='federazione anarchica siciliana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Carlo Ruta'/><title type='text'>Nuova Inquisizione</title><content type='html'>Riceviamo e volentieri pubblichiamo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; Nuova Inquisizione &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Carlo Ruta condannato per “stampa clandestina”&lt;br /&gt;Gestiva un blog, già oscurato dalla magistratura&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Federazione Anarchica Siciliana esprime la massima solidarietà allo scrittore Carlo Ruta, recentemente condannato ad una pena pecuniaria e al pagamento delle spese processuali per “stampa clandestina” dal tribunale di Modica (RG). La stampa in questione sarebbe il blog “accadeinsicilia”, dove Ruta inseriva inchieste e documenti su mafia e malaffare prevalentemente nel sud-est siciliano. Tutti temi affrontati in genere nei suoi numerosi libri di inchiesta. Il blog “accadeinsicilia” era già stato oscurato su richiesta dei difensori del magistrato del tribunale di Ragusa Agostino Fera, che aveva querelato Ruta perché il suo nome era emerso in vari episodi, a partire dall’inchiesta sulla morte del giornalista Giovanni Spampinato e il precedente delitto di Angelo Tumino, avvenuti nel 1972, ma anche in fatti più recenti, sempre per archiviazioni che avevano destato non poche perplessità e denunce. La condanna per stampa clandestina riferita ad un blog è un precedente pericoloso, forse il primo in Europa, che non solo allinea l’Italia a paesi come la Birmania, l’Egitto, la Cina, il Pakistan ecc., ma dimostra la fascistizzazione in atto nel paese in materia di libertà d’informazione. Si condanna uno scrittore coraggioso e si prepara l’assalto a ciò che rimane della libertà d’informazione e della libertà in senso stretto, minacciata e menomata da provvedimenti razzisti (impronte ai bambini rom, reato di immigrazione clandestina), militaristi (soldati nei siti delicati, cioè ovunque esista contestazione popolare al governo), e da una catena di fatti che compongono un quadro totalitario del sistema politico e sociale italiano: dalla non punibilità delle alte sfere dello Stato, alle ronde antimmigrati, dalle cariche della polizia contro i cortei dei disoccupati, alle stragi quotidiane sul lavoro, sospinte dalle politiche concertative e dalle svendite delle conquiste popolari, ecc. La FAS invita ad esprimere solidarietà a Calo Ruta, far conoscere quanto avviene in questa zona della Sicilia, ritenendo tutto ciò fondamentale per la ripresa della mobilitazione contro ogni totalitarismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Federazione Anarchica Siciliana&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ragusa, 4-7-2008&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-4034079740909324559?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/4034079740909324559/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=4034079740909324559' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/4034079740909324559'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/4034079740909324559'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2008/07/nuova-inquisizione.html' title='Nuova Inquisizione'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-4758873637896079921</id><published>2008-07-01T15:36:00.005+02:00</published><updated>2008-07-01T15:44:42.798+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Valentina Ariza Moreno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='marco caponera'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Santiago Lopez Petit'/><title type='text'>Nuove dimensioni dell'odio</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel numero &lt;a href="http://www.libertaria.it/sommari/sommario1_2_08.htm"&gt;1/2 2008&lt;/a&gt; della rivista "Libertaria", è presente un'intervista al filosofo catalano Santiago Lopez Petit, realizzata da Marco Caponera: il curatore di tutti i volumi dell'autore spagnolo tradotti in Italiano. La traduzione dallo spagnolo è di Valentina Ariza Moreno e Marco Caponera.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="javascript:void(0)" tabindex="10" onclick="return false;"&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-4758873637896079921?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/4758873637896079921/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=4758873637896079921' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/4758873637896079921'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/4758873637896079921'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2008/07/nuove-dimensioni-dellodio.html' title='Nuove dimensioni dell&apos;odio'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-6694146144430601993</id><published>2008-05-17T19:15:00.005+02:00</published><updated>2008-05-17T19:44:21.100+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Espai en blanc'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società terapeutica'/><title type='text'>Editoriale della rivista di Espai en Blanc nº 3-4: La società terapeutica</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Come nostra abitudine, ormai, ospitiamo un testo tradotto dallo spagnolo (in calce il testo in lingua originale) proveniente dalla Catalogna, si tratta dell'editoriale del &lt;a href="http://sindominio.net/spip/espaienblanc/Indice.html"&gt;numero 3-4&lt;/a&gt; della rivista edita dal gruppo &lt;a href="http://sindominio.net/spip/espaienblanc/"&gt;Espai en Blanc&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;I vendicatori delle umane sofferenze&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; 16.02.08, Espai en Blanc&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel primo numero  della rivista di Espai in Blanc incominciammo ad affrontare la relazione esistente tra vita e politica. Non intendevamo tanto difendere un certo  vitalismo - d'altra parte difficile da evitare quando non ci sono individui  storici né orizzonti emancipatori - ma di iniziare ad esplorare la  relazione stessa che lega vita e politica, o detto altrimenti, la molteplicità  di sensi racchiusi  nella copula "e" che vincola entrambi i  termini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può affermare che la caratteristica che definisce l'epoca  globale nella quale stiamo consiste nel fatto che realtà e capitalismo si sono  identificati. Questa identificazione si è prodotta dopo una Grande Trasformazione lunga più di trenta anni che ha visto sparire quello che anticamente si chiamava "la  questione sociale". Non è necessario insistere, ancora, che la sconfitta  politica del Movimento Operaio sta alla base di queste considerazioni. La  coincidenza tra capitalismo e realtà significa anzitutto che non c'è  oramai fuori. Più esattamente che non c'è fuori del capitale. Ancora  all'interno del marxismo classico, sebbene rinnovato, si è voluto catturare questa  trasformazione come una sussunzione della società nel capitale, e  contemporaneamente, come una generalizzazione del lavoro a tutti gli ambiti  della società. Qui è dove mette la vita mentre problematica. Sussunzione implicherebbe che la vita (soggettività, affetti...) è messa direttamente a  lavorare per il capitale. Questa analisi benché certo, sia insufficiente perché  ignora quella molteplicità di sensi pertinenti alla relazione tra  vita e politica, per questo ci spinge verso una posizione  politica sbagliata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Coerenti con questo progetto crediamo di dover passare da un paradigma dello sfruttamento ad un paradigma della  mobilitazione globale. Evidentemente, questo transito non implica il fine dello  sfruttamento capitalista bensì, al contrario, la sua massima  esacerbazione. Da questa nuova prospettiva, non è che la vita sia messa a  lavorare, è che la vita stessa smette di essere un dato oggettivo per  trasformarsi in qualcosa di soggettivo: vivere è "lavorare" la nostra propria  vita, o detto più chiaramente, vivere è gestire la nostra propria vita. Si è  detto molte volte che il lavoro fosse la migliore terapia per controllare  i malati mentali, in particolare i più violenti. "Prendete un furioso,  introducetelo in una cella, spezzerà tutti gli ostacoli e si abbandonerà alle  più cieche cariche di furore. Ora contemplatelo trasportare terra: spinge la  carriola con un'attività straripante, e ritorna con la stessa petulanza a  cercare un nuovo fagotto che deve trasportare ancora: è vero che grida, che  giura mentre conduce la carriola… Ma la sua esaltazione delirante non fa che attivare la sua energia muscolare che si incanala a beneficio del proprio  lavoro. (S. Pinel: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Traité complet du régime donataire dia aliénés&lt;/span&gt;. Parigi, 1836) Bene, oggi bisognerebbe affermare che la vita stessa è quella terapia.  Una terapia di controllo e di dominio. Benché possa sembrare inusitato,  l'effetto repressivo che giocava l'obbligo del lavoro si riformula come obbligo  di avere una vita. Ora si capisce perché la tesi centrale alla quale arriviamo - e  si tratta semplicemente di un corollario della definizione che stabilivamo  dell'epoca globale - può riassumersi così: oggi la vita è il campo di battaglia.  La vita, in questo senso, non consiste in altro se non in un'attività privata la cui  finalità è produrre una vita privata. Non siamo più che vite, privatizzate,  mobilitate per riprodurre questa realtà fatta una col capitalismo. Questa  mobilitazione globale prenota un destino differente ad ogni vita. Ad alcune persone le  trasforma in vite ipotecate, ad altre in residuali, ad altre in intraprendenti  di se stesse. Il risultato è, tuttavia, comune per quanto in tutte lo stato  che prevale è quello del "essere solo". Perché nella società-rete, in  definitiva, essere connesso è paradossalmente essere solo. Il malessere sociale  sarà il nome di questo non-potere, di quell'impossibilità di esprimere una  resistenza comune e liberatoria di fronte alle nuove condizioni della realtà. Il  malessere sociale non è altro che il blocco della strada verso una soggettivizzazione politica capace di affrontare il mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma affinché la mobilitazione  funzioni questo malessere sociale deve incanalarsi, e quell'arginatura deve  comportare, in ultima istanza, la sua inutilizzazione politica. Per ciò ogni  dimensione collettiva del malessere deve essere cancellata: il malessere sociale  sarà ricondotto ad una questione personale. Così ogni vita si adatterà ed integrerà  nella propria mobilitazione. Il volere vivere dell'uomo anonimo funziona allora  dentro la mobilitazione, è il suo principale propulsore. Quindi,  vivere finisce per essere sinonimo di mobilitazione. È per questo motivo che il  potere deve essere fondamentalmente un potere terapeutico diretto a mantenere  una società malata. Il potere terapeutico non passa tanto per  l'internamento ma attraverso l'intervento su tutta la società. Il suo intervento non  perseguirà il curare, bensì il prevenire, il valutare rischi, creare attitudini, e  soprattutto, trattare ogni sposo come questione. Questo è il segreto del modo  terapeutico di esercizio del potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È importante descrivere  sociologicamente questo malessere, e così rendere conto delle multiple malattie  del vuoto (stati tremendi, depressioni…) che gestisce il potere  terapeutico. Ma, e più importante, quello che ci interessa in realtà, è  politicizzare questo malessere sociale. Di qui che la riflessione sulla società  terapeutica debba essere accompagnata ad un'analisi dello statuto della cosa  politica attuale. Che la vita sia oggi il campo, politico, di battaglia ci obbliga a pensare nuovamente cosa significhi politicizzarsi, poiché la  politicizzazione sembra essere essenzialmente un processo di autotrasformazione personale. Se ogni politicizzazione deve partire dalla propria vita, e bisognerà  vedere ciò che questo comporta, avviene che una politica che si ponga come  obiettivo la politicizzazione dell'esistenza adotti, paradossalmente, la forma  di una terapia. Questo risultato ha molto di autocontraddittorio ed è  inaccettabile, per via del fatto che la "forma" terapia implichi  l'esistenza di un esperto,  e in definitiva, di una relazione gerarchica. Ma non è facile uscire dal pantano.  Se forzosamente siamo obbligati ad avvicinare la nostra politica - la politica che  spinge la politicizzazione dell'esistenza - ad una terapia, allora si deve pensare  una politica-terapia che si liberi della terapia stessa. Non sappiamo quale la  strada è, ma siamo convinti della necessità di mirare più lontano dell'orizzonte  terapeutico. Il Collettivo Socialista di Pazienti, SPK, asserì coraggiosamente  che c'era bisogno di "fare della malattia, un arma." Questo può essere un buon lemma  per pensare l'interruzione della mobilitazione globale, ed affrontare così  quella via che decostruisce dal di dentro la terapia di ciascuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***************************&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;El malestar social en una  sociedad terapéutica&lt;br /&gt;&lt;a href="http://sindominio.net/spip/espaienblanc/El-malestar-social-en-una-" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Prólogo  de la revista de Espai en Blanc nº 3-4: La sociedad terapéutica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Publicado  el 16.02.08 , por Espai en Blanc&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;En el primer número de la revista de  Espai en Blanc empezamos a abordar la relación que existe entre vida y política.  No se trataba tanto de defender un cierto vitalismo – por otro lado difícil de  eludir cuando no hay sujetos históricos ni horizontes emancipatorios – como de  empezar a explorar la relación misma que liga vida y política, o dicho de otra  manera, la multiplicidad de sentidos que se encierran en la cópula "y" que  vincula ambos términos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se puede afirmar que la característica  definitoria de la época global en la que estamos consiste en que realidad y  capitalismo se han identificado. Esta identificación se produce después de una  Gran Transformación de más de treinta años que ha visto desaparecer lo que  antiguamente se llamaba "la cuestión social". No hace falta insistir, una vez  más, que la derrota política del Movimiento Obrero está en la base de estas  consideraciones. La coincidencia entre capitalismo y realidad significa antes  que nada, que ya no hay afuera. Más exactamente, que ya no hay afuera del  capital. Todavía dentro del marxismo clásico si bien renovado se ha querido  aprehender esta transformación como una subsunción de la sociedad en el capital,  y a la vez, como una generalización del trabajo a todos los ámbitos de la  sociedad. Aquí es donde entra la vida en tanto que problemática. Subsunción  implicaría que la vida (subjetividad, afectos…) es puesta directamente a  trabajar para el capital. Este análisis aunque cierto, es insuficiente porque  desconoce justamente esa multiplicidad de sentidos que contiene la relación  entre vida y política, por lo que nos acaba empujando hacia una posición  política equivocada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Consecuentes con este planteamiento creemos que  tendríamos que pasar de un paradigma de la explotación a un paradigma de la  movilización global. Evidentemente, este tránsito no implica el fin de la  explotación capitalista sino justamente, al contrario, su máxima exacerbación.  Desde esta nueva perspectiva, no es que la vida sea puesta a trabajar, es que la  vida misma deja de ser un dato objetivo para convertirse en algo subjetivo:  vivir es "trabajar" nuestra propia vida, o dicho más claramente, vivir es  gestionar nuestra propia vida. Se ha dicho muchas veces que el trabajo era la  mejor terapia para tener controlados a los enfermos mentales, especialmente, a  los más violentos. "Coged a un furioso, introducidlo en una celda, destrozará  todos los obstáculos y se abandonará a las más ciegas embestidas de furor. Ahora  contempladlo acarreando tierra: empuja la carretilla con una actividad  desbordante, y regresa con la misma petulancia a buscar un nuevo fardo que debe  igualmente acarrear: es verdad que grita, que jura a la vez que conduce la  carretilla… Pero su exaltación delirante no hace más que activar su energía  muscular que se encauza en beneficio del propio trabajo." S. Pinel: Traité  complet du régime donataire des aliénés. Paris 1836. Pues bien, hoy habría que  afirmar que la vida misma es esa terapia. Una terapia de control y de dominio.  Aunque pueda parecer inusitado, el efecto represivo que jugaba la obligación del  trabajo se reformula como obligación de tener una vida. Ahora se entiende porque  la tesis central a la que llegamos – y se trata simplemente de un corolario de  la definición que establecíamos de la época global – puede resumirse así: hoy la  vida es el campo de batalla. La vida, en este sentido, no consiste más que en  una actividad privada cuya finalidad es producir una vida privada. No somos más  que vidas (privatizadas) movilizadas para reproducir esta realidad hecha una con  el capitalismo. Esta movilización global reserva un destino diferente a cada  vida. A unas las convierte en vidas hipotecadas, a otras en residuales, a otras  en emprendedores de sí mismos. El resultado es, sin embargo, común por cuanto en  todas ellas el estado que prima es el del "estar solo". Porque en la  sociedad-red, en definitiva, estar conectado paradójicamente es estar solo. El  malestar social será el nombre de este no-poder, de esa imposibilidad de  expresar una resistencia común y liberadora frente a las nuevas condiciones de  la realidad. El malestar social no es más que el bloqueo del camino hacia una  subjetivización política capaz de enfrentarse al mundo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pero para que la  movilización funcione este malestar social tiene que encauzarse, y ese  encauzamiento debe comportar, en última instancia, su inutilización política.  Para ello toda dimensión colectiva del malestar tiene que ser borrada: el  malestar social será reconducido a una cuestión personal. Así cada vida se  adapta e integra en la propia movilización. El querer vivir del hombre anónimo  funciona entonces dentro de la movilización, y como su principal impulsor. De  esta manera, vivir acaba siendo sinónimo de movilización. Es por eso que el  poder tiene que ser fundamentalmente un poder terapéutico dirigido a mantener  funcionando una sociedad enferma. El poder terapéutico no pasa tanto por el  internamiento como por la intervención sobre toda la sociedad. Su intervención  no perseguirá curar, sino prevenir, evaluar riesgos, chequear aptitudes, y sobre  todo, tratar cada caso como particular. Este es el secreto del modo terapéutico  de ejercicio del poder.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Es importante describir sociológicamente este  malestar, y así dar cuenta de las múltiples enfermedades del vacío (estados de  pánico, depresiones…) que, surgidas por doquier, gestiona el poder terapéutico.  Pero lo verdaderamente importante, y es lo que en verdad nos interesa, es  politizar ese malestar social. De aquí que la reflexión sobre la sociedad  terapéutica tenga que ir acompañada de un análisis del estatuto de lo político  en la actualidad. Que la vida es actualmente el campo (político) de batalla nos  obliga a pensar nuevamente qué significa politizarse, ya que la politización  parece ser esencialmente un proceso de autotransformación personal. Si toda  politización tiene que arrancar de la propia vida, y habrá que ver lo que eso  comporta, ocurre que una política que se ponga como objetivo la politización de  la existencia adopta, paradójicamente, la forma de una terapia. Este resultado  tiene mucho de autocontradictorio y es inaceptable, por cuanto la "forma"  terapia implica la existencia de un experto, y en definitiva, una relación  jerárquica. Pero no es fácil salir del atolladero. Si forzosamente estamos  obligados a acercar nuestra política – la política que impulsa la politización  de la existencia – a una terapia, entonces hay que pensar una política-terapia  que se libere de la terapia misma. No sabemos cuál es el camino, pero estamos  convencidos de la necesidad de apuntar más lejos del horizonte terapéutico. El  Colectivo Socialista de Pacientes (SPK) defendió valientemente que había que  "hacer de la enfermedad, un arma." Este puede ser un buen lema para pensar la  interrupción de la movilización global, y encarar así esa vía que desconstruye  desde dentro mismo la propia terapia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-6694146144430601993?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/6694146144430601993/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=6694146144430601993' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/6694146144430601993'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/6694146144430601993'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2008/05/editoriale-della-rivista-di-espai-en.html' title='Editoriale della rivista di Espai en Blanc nº 3-4: La società terapeutica'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-8601933854280462955</id><published>2008-01-04T11:26:00.000+01:00</published><updated>2008-01-04T11:41:32.924+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Santiago Lopez Petit'/><title type='text'>Conferenza sul "voler vivere" di Santiago Lopez Petit</title><content type='html'>&lt;a href="http://myspacetv.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&amp;amp;videoid=25312642"&gt;Conferenza sul voler vivere di Santiago Lopez Petit&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;embed src="http://lads.myspace.com/videos/vplayer.swf" flashvars="m=25312642&amp;amp;v=2&amp;amp;type=video" type="application/x-shockwave-flash" height="346" width="430"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;giovedì 22 novembre 2007.&lt;br /&gt;Conferenza presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Roma "Tor Vergata", in occasione dell'uscita del libro di Santiago Lopez Petit "&lt;a href="http://www.lenubi.it/santiago_lopez_petit/autori_santiago_lopez_petit.php"&gt;Amare e Pensare&lt;/a&gt;", le nubi edizioni, Roma, 2007.&lt;br /&gt;Iniziativa a cura della Cattedra di "Istituzioni di Filosofia": prof. Guido Zingari, dott. Marco Caponera. Presente in qualità di traduttrice: Valentina Ariza Moreno.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-8601933854280462955?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/8601933854280462955/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=8601933854280462955' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/8601933854280462955'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/8601933854280462955'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2008/01/conferenza-sul-voler-vivere-di-santiago.html' title='Conferenza sul &quot;voler vivere&quot; di Santiago Lopez Petit'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-1683846271657960238</id><published>2007-12-10T19:37:00.000+01:00</published><updated>2007-12-10T19:51:44.555+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='wenceslao galan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Espai en blanc'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le nubi edizioni'/><title type='text'>Voler Vivere, Voler Parlare</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.lenubi.it/wenceslao_galan/wenceslao_galan.php"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; 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della casa editrice, che raccoglie volumi no copyright, gratuiti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-1683846271657960238?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/1683846271657960238/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=1683846271657960238' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/1683846271657960238'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/1683846271657960238'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2007/12/voler-vivere-voler-parlare.html' title='Voler Vivere, Voler Parlare'/><author><name>I Vendicatori</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_vDPz5o39Y74/R12KLcjXWgI/AAAAAAAAAAU/kitqkQIP_dk/s72-c/copertina_Wenceslowres.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-4994468698014321528</id><published>2007-11-28T11:31:00.000+01:00</published><updated>2007-11-28T13:02:19.027+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Appetito'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Roberto Fega'/><title type='text'>Frammenti di Scrittura, 2</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-e393763c2701afac" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v18.nonxt3.googlevideo.com/videoplayback?id%3De393763c2701afac%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1329859082%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D13C9D142E2D16BEF815D60C147D48E7B5132D818.48BE5AD63373BBE791A3F7D3DD1E94DBCF181592%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3De393763c2701afac%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DzbjWKhp2abZij_alKAB4MmoSGoQ&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v18.nonxt3.googlevideo.com/videoplayback?id%3De393763c2701afac%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1329859082%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D13C9D142E2D16BEF815D60C147D48E7B5132D818.48BE5AD63373BBE791A3F7D3DD1E94DBCF181592%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3De393763c2701afac%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DzbjWKhp2abZij_alKAB4MmoSGoQ&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il 14 novembre 2007 all'interno della rassegna "Scatola Bianca", presso il Cinebistrò OFF!CINE di Roma, si è tenuto un reading di frammenti dagli scritti di Andrea Appetito. I brani sono stati letti dall'autore, l'improvvisazione musicale è di Roberto Fega.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-4994468698014321528?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='enclosure' type='video/mp4' href='http://www.blogger.com/video-play.mp4?contentId=e393763c2701afac&amp;type=video%2Fmp4' length='0'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/4994468698014321528/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=4994468698014321528' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/4994468698014321528'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/4994468698014321528'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2007/11/frammenti-di-scrittura-2.html' title='Frammenti di Scrittura, 2'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-5967041024725358112</id><published>2007-11-26T17:46:00.000+01:00</published><updated>2007-12-13T21:25:01.946+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Maath'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='antonio sinisi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='marco caponera'/><title type='text'>Frammenti di scrittura</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-f0637ba6eebde88a" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v17.nonxt4.googlevideo.com/videoplayback?id%3Df0637ba6eebde88a%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1329859082%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D65E8281A14CF4AC3BD5506FE6C368A541F95ADFD.39E98657F569DD7CD2ACD6AFC5DCED40732D6037%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3Df0637ba6eebde88a%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DcRvVx6tcjCk9PR0gnruPZ4SvvtI&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v17.nonxt4.googlevideo.com/videoplayback?id%3Df0637ba6eebde88a%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1329859082%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D65E8281A14CF4AC3BD5506FE6C368A541F95ADFD.39E98657F569DD7CD2ACD6AFC5DCED40732D6037%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3Df0637ba6eebde88a%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DcRvVx6tcjCk9PR0gnruPZ4SvvtI&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il 7 novembre 2007 all'interno della rassegna "Scatola Bianca", presso il Cinebistrò OFF!CINE di Roma, si è tenuto un reading di frammenti dagli scritti di Marco Caponera.  I brani sono stati letti da Antonio Sinisi, l'improvvisazione musicale è di Maath.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-5967041024725358112?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='enclosure' type='video/mp4' href='http://www.blogger.com/video-play.mp4?contentId=f0637ba6eebde88a&amp;type=video%2Fmp4' length='0'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/5967041024725358112/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=5967041024725358112' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/5967041024725358112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/5967041024725358112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2007/11/frammenti-di-scrittura.html' title='Frammenti di scrittura'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-2096518158618215702</id><published>2007-11-17T20:41:00.000+01:00</published><updated>2007-11-17T20:58:05.044+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lopez Petit'/><title type='text'>Santiago Lopez Petit in visita a Roma</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Abbiamo il piacere di segnalare che l'autore spagnolo, membro dei gruppi catalani Espai En Blanc e Dinero Gratis, sarà presto ospite de &lt;a href="http://www.lenubi.it"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;le &lt;/span&gt;nubi &lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.lenubi.it"&gt;edizioni&lt;/a&gt;, &lt;/span&gt;per presentare il suo ultimo libro uscito da poco in Italia: &lt;a href="http://www.lenubi.it/santiago_lopez_petit/santiago_lopez_petit_amare.php"&gt;"Amare e Pensare. L'odio del voler vivere"&lt;/a&gt;; pubblichiamo, per chi fosse interessato a partecipare, le date e i luoghi dove si svolgeranno gli eventi che lo vedono ospite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;- giovedì 22 novembre 2007&lt;/span&gt;, alle ore &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;15.30&lt;/span&gt; presso La facoltà di Lettere e Filosofia dell'&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Università di "Tor Vergata"&lt;/span&gt;, nell'aula delle riunioni del Dipartimento di Ricerche Filsofiche, a Roma, in via Columbia, 1 edificio B, primo piano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;- sabato 24 novembre 2007&lt;/span&gt;, alle ore &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;18.30&lt;/span&gt;, presso il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cinebistrò OFFICINE&lt;/span&gt;, in via del Pigneto, 215 a Roma. Successivamente &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;alle ore 22&lt;/span&gt; proiezione del film &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;"El Taxista Ful"&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Entrambi gli incontri sono ad ingresso libero.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-2096518158618215702?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/2096518158618215702/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=2096518158618215702' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/2096518158618215702'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/2096518158618215702'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2007/11/santiago-lopez-petit-in-visita-roma.html' title='Santiago Lopez Petit in visita a Roma'/><author><name>I Vendicatori</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-587159973270034689</id><published>2007-10-08T10:31:00.000+02:00</published><updated>2007-10-20T21:41:54.162+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='umanità nova'/><title type='text'>Cena di finanziamento per il settimanale anarchico Umanità Nova...</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/RxpZ5_kRcbI/AAAAAAAAABw/VXtYJBAiPBE/s1600-h/DOC201007.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/RxpZ5_kRcbI/AAAAAAAAABw/VXtYJBAiPBE/s200/DOC201007.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5123506378938347954" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/RwnrGtzHplI/AAAAAAAAABg/7-vhbnZouCg/s1600-h/umanit%C3%A0nova.png"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;... lunedì 29 ottobre 2007 presso Mucca Pazza  ristorante vegetariano di Marino (Via Giardino Vecchio, 3 - 00047 Marino (RM) tel.  06 9367484).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;br /&gt;Il settimanale anarchico &lt;a href="http://www.ecn.org/uenne/"&gt;&lt;strong&gt;Umanità  Nova&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, fondato nel 1920 tra gli altri da Errico Malatesta, è in forte  crisi economica, quando si è pensato per la prima volta di realizzare  un'iniziativa di finanziamento il disavanzo della testata era di 14000 euro  circa, ora sono oltre 15000 e il 29 chissà quanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;"Da più di ottant'anni, il settimanale  anarchico Umanità Nova rappresenta il tentativo di fornire un'informazio&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;ne  puntuale sulle analisi, l'impegno e le lotte degli anarchici in Italia e nel  mondo dando ampio spazio a tutte le lotte di libertà dei movimenti sociali a  livello locale e globale. Il nostro settimanale si è sempre basato  sull'autofinanziamento, sul sostegno libero e volontario di chi ha animato le  sue pagine, e sulla solidarietà di quanti vi hanno trovato un mezzo coerente con  gli obiettivi e le pratiche di emancipazione e di trasformazione rivoluzionaria  della società. Oggi Umanità Nova si trova in una difficilissima situazione  economica e c'è bisogno di uno sforzo da parte dei lettori, degli abbonati, dei  simpatizzanti, dei militanti e di tutti coloro i quali non vogliono rinunciare a  un'informazione dal basso, libera e non imbavagliata per far sì che le pagine di  Umanità Nova continuino a raccontare la società di oggi e l'impegno di quanti  ogni giorno si battono per trasformarla."&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;br /&gt;Alle 18.30 proiezione del film: "Non son l'un  per cento. Anarchici a Carrara" regia di Antonio Morabito, ingresso libero.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;br /&gt;Alle 20.00 breve presentazione della rivista, sarà  possibile conoscerla, acquistarla e sottoscrivere abbonamenti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;br /&gt;Ore 20.30 inizio cena.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;br /&gt;Prezzo politico di finanziamento: 10 euro (gradita  prenotazione, fateci sapere se venite, in quanti venite, ecc...)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;br /&gt;Lunedì 29 ottobre 2007, dalle 18.30 in poi presso: "Mucca  Pazza" di Marino (Via Giardino Vecchio&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;, 3 Marino (RM) tel. 06 9367484, a due passi dal centro sociale "I po'").  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-587159973270034689?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/587159973270034689/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=587159973270034689' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/587159973270034689'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/587159973270034689'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2007/10/cena-di-finanziamento-per-il.html' title='Cena di finanziamento per il settimanale anarchico Umanità Nova...'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/RxpZ5_kRcbI/AAAAAAAAABw/VXtYJBAiPBE/s72-c/DOC201007.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-8543238415298363568</id><published>2007-10-06T10:26:00.000+02:00</published><updated>2007-10-06T10:31:55.463+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dinero Gratis'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='El taxista ful'/><title type='text'>Brani Dinero Gratis</title><content type='html'>A questo &lt;a href="http://www.costellam.net/ogg_releases/cll001_jalea_real_vingava%21/%5Bcll001%5D_03_Jalea_real__dinero_gratis.ogg"&gt;link&lt;/a&gt; è possbile ascoltare il brano Dinero Gratis, che dà il nome al movimento catalano che raccoglie diverse sigle tra cui Espai en blanc.&lt;br /&gt;A questo &lt;a href="http://www.costellam.net/ogg_releases/cll001_jalea_real_vingava%21/%5Bcll001%5D_04_Jalea_real__marca_%20barcelona.ogg"&gt;link &lt;/a&gt;invece corrisponde il brano Marca Barcelona che fa parte della colonna sonora del film El Taxista ful.&lt;br /&gt;Entrambi sono in formato ".ogg" quindi non tutti i software sono in grado di riprodurli correttamente.&lt;br /&gt;Saluti,&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/RwdHwdzHpkI/AAAAAAAAABY/R4jqsen82qo/s1600-h/vendicatori.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/RwdHwdzHpkI/AAAAAAAAABY/R4jqsen82qo/s200/vendicatori.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5118138399488190018" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-8543238415298363568?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/8543238415298363568/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=8543238415298363568' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/8543238415298363568'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/8543238415298363568'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2007/10/brani-dinero-gratis.html' title='Brani Dinero Gratis'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/RwdHwdzHpkI/AAAAAAAAABY/R4jqsen82qo/s72-c/vendicatori.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-8152898567728255654</id><published>2007-09-30T14:10:00.000+02:00</published><updated>2007-09-30T14:18:21.600+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Espai en blanc'/><title type='text'>Materiali su Espai en blanc</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: left;"&gt;A questo link: &lt;a href="http://www.edicionessimbioticas.info/article.php3?id_article=901"&gt;http://www.edicionessimbioticas.info/article.php3?id_article=901&lt;/a&gt;  è possibile scaricare un file pdf dal titolo : &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La tierra de nadie. En la red de los nombres&lt;/span&gt;, che raccoglie materiali su un ciclo di incontri realizzati a Barcellona dal gruppo catalano Espai en blanc.&lt;br /&gt;Naturalmente il testo è in lingua spagnola.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Saluti,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/Rv-TVZU6hdI/AAAAAAAAABI/JHWMjWcyJrA/s1600-h/vendicatori.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/Rv-TVZU6hdI/AAAAAAAAABI/JHWMjWcyJrA/s200/vendicatori.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5115969697501316562" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-8152898567728255654?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/8152898567728255654/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=8152898567728255654' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/8152898567728255654'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/8152898567728255654'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2007/09/materiali-su-espai-en-blanc.html' title='Materiali su Espai en blanc'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/Rv-TVZU6hdI/AAAAAAAAABI/JHWMjWcyJrA/s72-c/vendicatori.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-6167512741618216954</id><published>2007-09-30T10:37:00.000+02:00</published><updated>2007-10-02T19:33:53.351+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dinero Gratis'/><title type='text'>Intervista a Dinero Gratis</title><content type='html'>&lt;p class="western" style="" align="right"&gt;Barcellona, 26 marzo 2007&lt;/p&gt;  &lt;p class="western" style="" align="center"&gt;Intervista realizzata dai vendicatori delle umane sofferenze a Wenceslao Galan e Pepe Rovira (Dinero Gratis).&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;  &lt;/p&gt; &lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;b&gt;(i vendicatori): Che significa politicizzare la vita?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;(Wences): La realtà ha rinchiuso ciascuno di noi nei limiti della propria vita. Ci si deve occupare ogni giorno di movimentarla, aggiornarla, mantenersi in contatto con il mondo. È un ricatto massacrante, che assorbe e limita tutto quello che possiamo. Lo chiamiamo “stato di mobilità totale” ed è così che viviamo.&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;Politicizzare la vita significa sfidare insieme questo ricatto, intrattenere con il mondo e con la vita una relazione che rompa questo limite. Si tratta di sperimentare ciò che possiamo – ciò di cui è capace il mondo, di cui siamo capaci con la nostra vita- senza che l’impotenza o la speranza soffochino in partenza questo evento. Lì dove si trovano vite disposte a condividere questa esperienza, a metterla in pratica, a elaborare che significa “noi possiamo”, lì avviene la politicizzazione.  &lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;Politicizzare la vita non è facile. Dobbiamo gestire le paure, sopportare le tensioni –sociali, psichiche, vitali - che quest’incontro provoca, proprio perché non sappiamo quello che possiamo, perché non lo possiamo sapere. Però, messi di fronte alla realtà, dobbiamo decidere se accettiamo come limite che mi vada tutto bene con la mia vita e con le mie cose, o se voler vivere ci spinge insieme verso qualcos’altro, ci richiede altro, ci impone, alla fine, di politicizzare la vita.&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;(V):&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt; Leggendo “vita e politica” sembra che un altro mondo non sia possibile, e che non ci resta altro da fare se non “far buchi nella realtà”... ma che significa “fare buchi nella realtà”? &lt;/b&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;(W): Le vite politicizzate sono vite che s’interrompono da sole, che si disinteressano di se stesse, che sospendono il principio di mobilità totale che condiziona l’accesso al mondo. Proprio per questo irrompono nella realtà come un buco, uno spazio che interferisce nella sua logica, che erode il senso comune capitalista imposto ad ognuno di noi.     &lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;L’esperienza di ciò che noi possiamo non spera niente, non è un processo diretto verso delle mete rispetto alle quali possa essere giudicato. Al contrario, annullare il discorso della speranza è ciò che ci permette di aprire questo spazio e sostenerci in lui. In questo senso ipotizziamo che la realtà non ha un fuori, non ci sono uscite, o segnali che conducano fuori, verso la possibilità di un altro mondo. Una cosa del genere non possiamo concepirla né ce la immaginiamo. Questo è quello che c’è: il capitalismo è tutt’uno con la realtà.&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;Pertanto, il noi che si condivide politicizzando la vita non è un soggetto che si rivolge alla società con un progetto alternativo: democraticizzare la democrazia, socialismo nel XXI secolo ecc. Tutto questo va bene, ma si colloca su un altro piano.&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;Far buchi nella realtà dunque significa sostenerci nel vuoto, lottare nel vuoto, strappare a noi stessi quest’evento, perché è lì che ci spinge il nostro voler vivere. Non possiamo cambiare il mondo però la nostra relazione con il mondo sì. Soltanto che per fare ciò bisogna vincere di volta in volta tutto quello che dentro una persona spinge, dall’altro lato, a scendere a patti con la realtà, a cedere al ricatto, a tappare il buco. Voler vivere è ambiguo: ti spinge e ti frena, ti dà le forze per condividere l’esperienza del noi però t’induce a mettere in salvo la tua vita. Ecco perché aprire un buco vuol dire resistere al senso comune. Ma ricordiamoci della massima: resistere senza sperare niente. Qui non c’è una politica di risultati.&lt;/p&gt; &lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western"&gt;&lt;i style="font-weight: bold;"&gt;(V):&lt;/i&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Se la vita “non può essere che sia solo questo”, e se un’altra cosa non è possibile, che cosa può essere allora?&lt;/span&gt;  &lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;(W): Rispondere a questo ci costringe a parlare “filosoficamente”, vediamo se possiamo farlo con chiarezza. Anzitutto questo implica uno spostamento categoriale decisivo. Come ha esposto brillantemente una compagna di &lt;i&gt;Espai en Blanc&lt;/i&gt;, il discorso sul possibile è una prigione. Viviamo in un mondo dove tutto è o è diventato possibile, in una realtà senza limiti, tanto che qualsiasi possibilità non fa altro che confermare e conformare quello che c’è, il finale senza fine nel quale ci siamo incastrati.&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;E quando parliamo di possibilità ci riferiamo tanto alle potenzialità di un soggetto –quello che potremmo essere, quello che la società darebbe di sè – come alla virtualità di un altro mondo – quello che potrebbe succedere - non ci serve la dialettica e nemmeno il discorso sulla differenza. La realtà stessa lo ha neutralizzato.  &lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;Quindi la politicizzazione non si effettua in relazione a quello che “può essere”, o a quello che “diventerà”, né come sviluppo di una potenza né come realizzazione di una possibilità inedita. Ma allora cos’è che la sostiene? Che tipo di forza è forza che lotta nel vuoto? È qui che si richiede la rimozione categorica e si avverte che ciò che ci conduce a politicizzare la vita, ciò che apre il buco e sostiene l’esperienza di ciò che “possiamo” è il Voler Vivere.&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;Non significa che il volver vivere annulli il riferimento a ciò che siamo, a ciò che può essere, insomma che non abbia un senso della possibilità. Avviene piuttosto che la sua relazione con la vita e la politica, cioè, la sua relazione con se stesso, apre un gioco proprio –un dinamismo, una struttra, un campo di categorie specifico – nel quale quel riferimento si gestisce in un altro modo. Non stiamo su ciò che può essere: ci esponiamo al voler vivere. Quello che importa non è la possibilità ma se vogliamo vivere fino al punto che proprio questo sia quello che vogliamo e che viviamo. In questo caso, ripetiamo, il possibile e l’impossibile, ciò che è e ciò che non è, non hanno più un’importanza decisiva. Sconvolge, ma questo è il gioco.&lt;/p&gt; &lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;(V):&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt; Qual è la dimensione politica di quello che voi chiamate “uomo anonimo”? Qual è la dimensione politica dell’anonimato? &lt;/b&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;(W): La forza e la dimensione politica dell’anonimato è proprio questa: non cerca riconoscimento, non ha bisogno di gestire nessuna identità o differenza, non si chiede chi è. Al contrario, rifiuta espressamente questa logica. Quando andiamo per le strade con il No alla Guerra, quando ci riuniamo per cacciare un governo criminale e schifoso, quando dopo un attentato elaboriamo in qualità di “danneggiati” il significato del vivere, quando mettiamo in ridicolo i progetti istituzionali e il modello di città-marca, quando torniamo a riunirci, questa volta perché “non avremo una casa in questa cazzo di vita”, o infine, semplicemente quando ci incontriamo da qualche parte per chiarirci in che consiste il malessere sociale, in tutti questi casi stiamo agendo come uomini anonimi.   &lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;L’istanza del discorso è la prima persona plurale, secca: noi, noi che siamo qui, noi che sappiamo quello che possiamo ma proprio per questo condividiamo questa esperienza, senza lasciare, ricordiamoci, che l’impotenza e la speranza la soffochino.  &lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;Ovvio che il potere e la realtà come due bravi poliziotti - esterni ed interni - procedono alla nostra identificazione: chi siamo, pacifisti, cittadini con diritti, democratici radicali, oppositori del sistema eccentrici, ecc. Ma questo processo ci è estraneo, resta annullato in partenza, e per questo possiamo condividere questo spazio. Se ci fanno fretta possiamo rispondere che non siamo nessuno, che siamo i nessuno – qualcosa di simile ai “subalterni”: i senza voce e i senza parola – ma perfino questa definizione, nonostante sia solo al negativo, distorce la nostra esperienza. Ancora una volta, questo è buono, ha il suo contesto e la sua forza, ma si colloca da un’altra parte.   &lt;/p&gt; &lt;p style=""&gt;A proposito di questo concetto, l’uomo anonimo non è nemmeno la “folla” perché la folla non può usare , e non lo fa, la prima persona plurale, esporsi a se stessa come tale, sottoscrivere il suo manifesto, dire “noi siamo qui...”. Ma l’uomo anonimo lo può fare. La sua relazione con se stesso come istanza del discorso sotto quest’aspetto è analoga a quella del proletariato, vero autore del manifesto come espressione politica moderna. In entrambi i casi il motore della forza è l’anonimato. Parliamo per noi e a noi. E questo vale anche per questa intervista.  &lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;(V):&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt; Che intendete per politica notturna?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;Citerò, più o meno a memoria, &lt;i&gt;Mar Traful&lt;/i&gt;: “una politica notturna si deve fare contro la miseria di una realtà che ci soffoca di giorno in giorno; da un noi zoppicante, fatto nel cammino; per interrompere la grande macchina; per gli interminabili sentieri del suo labirinto; su parole e azioni che si inventano; a seconda della nostra capacità di sperimentare, pensare, vivere, resistere, godere... sapendo che oggi siamo pochi e domani forse di meno. O di più.&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;(V):&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt; È possibile condurre una “vita politica” nel momento in cui, come voi scrivete, “le esperienze (lavorative, affettive, di qualsiasi vincolo sociale) si privatizzano e particolarizzano?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;Anche qui dobbiamo osservare lo spostamento di una categoria. La privatizzazione dell’esperienza è, in effetti, il punto di partenza: la mia vita, quello che mi succede, i miei. Ognuno facendosi carico del mondo, delle relazioni, di ciò che può essere o non essere. Come risulta mostruoso tutto questo! Che solitudine! Non è strano che la depressione sia la nostra epidemia.&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;La privatizzazione induce a cercare, come reazione, quello che alla fine non è altro che il suo rovescio: il pubblico, la “pubblicità”. E da qui la cavalleria di Habermas, Hanna Arendt, la polis, ecc. La questione quindi è avere una vita pubblica, farsi cittadino, rispettare le differenze, procurare forme di consenso... tra l’isolarti come un riccio o l’affondare in questa paludosa retorica meglio la prima. Almeno ti tieni la tua rabbia e questo ti mantiene vivo, quando non ti deprime.  &lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;Però ancora una volta la vita che si politicizza, scardina questa dicotomia. Noi non è un’istanza pubblica né privata. Condividendo l’esperienza del possiamo, affermando così il nostro voler vivere, apriamo un altro tipo di vincolo, un altro campo di categorie.  &lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;Non si tratta di io “e” gli altri, o di noi “e” loro. L’importante non è la congiunzione né il modo in cui questa si elabori: razzionalizzandola mediante il dialogo, assumendola dialetticamente, ecc.&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;Chiaro che la mia vita e ciò che è mio stanno là, non li nascondo né li sublimo, come nemmeno riduco la presenza dell’altro come tale, il rispetto che mi stimola perché è un altro, le emozioni che mi provoca la sua presenza. Ma la cosa decisiva è lo spazio che condividiamo come “noi”, senza identità aggiunta, senza riconoscimenti, senza privacy né pubblicità.  &lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;Quello che in me vuole vivere già è qualcosa di condiviso, qualcosa che vuole e vive se stesso in prima persona plurale, e proprio per questo lo condivido, lo condividiamo in questo modo. Sfumando la parola potremmo gestirlo come una forma d’intimità –esattamente la sua forma politica - o d’interiorità comune, situata per così dire nella pelle.&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;Dalla pelle abbiamo risposto a queste domande. Non per sottometterci al giudizio pubblico o privato di chi ci legga, ma per chiarirci, che cos’è tutto questo in cui ci troviamo e come possiamo farlo funzionare – perché non sappiamo quello che possiamo, e non possiamo saperlo.&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;(V):&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt; Da cosa nasce il “taxista ful”?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;(Pepe): Da “disconformità”, malessere, ricerche e incontri. Potremmo dire che nasce dalla casualità, intendendo che la casualità è una necessità che si incontra con una possibilità. Degli &lt;i&gt;okupas&lt;/i&gt;, un collettivo politico, che agiscono e riflettono su come fare politica oggi, incontrano qualcuno (il regista) pazzo come il tassista, anticonformista come gli &lt;i&gt;okupas&lt;/i&gt;, perso nella notte come il collettivo, come tutti, però con tanta voglia di cercare, di trovarsi, di sperimentare como tutti loro. Da qui credo nasca il taxista ful.&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;(V):&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt; Che cosa lo rende diverso dal cinema politico tradizionale?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;(P): Quello che penso è che&lt;b&gt; &lt;/b&gt;proviene dalla pelle. Non abbiamo fatto un film, è qualcosa che ci è successo, non mi riferisco solo al realismo di quello che avviene nel film.  &lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;A me piace chiamarlo “cinema realtà” ma non saprei se è il termine giusto né se sia diverso dal cinema politico tradizionale.&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;(V):&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt; Il tassista ruba un taxi per lavorare, e si trasforma in un ladro e in un pazzo... disperato, incontra un gruppo di ragazzi che occupano spazi nella città per “disoccupare l’ordine” e “fare buchi nella realtà”... considerando che fare buchi  in questa realtà è come svuotare il mare con un cucchiaio, chi è più pazzo, il tassista o gli &lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;okupas&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt;?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=""&gt;(P): È più pazzo il tassista perché la sua pazzia parte dal senso comune , e soprattutto è più amareggiato, più triste e più solo. Se non avesse incontrato chi vuole svuotare il mare con un cucchiaio, forse avrebbe concluso i suoi giorni in un qualsiasi angolo sperduto della città.  &lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;(V):&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt; Perché avete scelto il cinema per raccontarvi e raccontare la precarietà? &lt;/b&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="western" style="" align="justify"&gt;(P): Noi non abbiamo scelto, abbiamo approfittato dell’opportunità, abbiamo accettato la sfida, perché non dire attraverso il cinema quello che già dicevamo in riviste e volantini? Adesso siamo contenti di averlo fatto.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Grazie a Diana Cortese per la traduzione&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-6167512741618216954?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/6167512741618216954/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=6167512741618216954' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/6167512741618216954'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/6167512741618216954'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2007/09/intervista-dinero-gratis.html' title='Intervista a Dinero Gratis'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-338678528659444031</id><published>2007-09-29T15:09:00.000+02:00</published><updated>2007-10-02T08:57:13.496+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dinero Gratis'/><title type='text'>Materiali su Dinero Gratis</title><content type='html'>&lt;h1 style="text-align: justify; font-weight: normal;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;13-14 Marzo 2007&lt;br /&gt;Officine via del Pigneto, 215 Roma&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; Care/Cari&lt;br /&gt;anticipiamo con queste tre brevi traduzioni l’incontro di aprile (due giorni!) con Dinero Gratis di Barcelona (un nome di nomi che comprende Oficina 2004, Mar Traful, Espai en Blanc…) di cui presenteremo il film El taxista ful (per la prima volta nel bel paese) e il primo numero della rivista Vida y Politica (teorie e pratiche per mani nervose e cervelli raffinatissimi ) e ovviamente tutto l’imprevedibile di due giorni che non si sa quando cominciano né quando finiscono…&lt;/div&gt;&lt;h1 style="font-weight: normal; text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div style="font-weight: bold; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;h1 style="font-weight: normal; text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ad aprile!&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-weight: bold;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;i vendicatori/le vendicatrici delle umane sofferenze&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-weight: bold;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p class="western" style="margin-left: 3.81cm; text-indent: 1.27cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;la vita è oggi il campo di battaglia&lt;/span&gt;  (&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;Espai en Blanc&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-weight: bold;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-weight: bold;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;... per noi la chiave delle forme di dominio nelle nostre società attuali è la neutralizzazione di ciò che è  politico. Nel mondo della precarietà ciascuno sembra  giocarsi da solo la propria relazione con il mondo. Se la conserva, il suo successo è suo contro tutti gli altri. Se la perde, il suo fallimento è personale. Paura, senso di colpa e depressione sono i sintomi più evidenti del malessere/&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;&lt;i&gt;malestar...&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;h1 style="text-align: justify; font-weight: normal;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di fronte a questo malessere (preferiamo questo termine a quello di sofferenza), abbiamo posto la domanda: come si costruisce oggi una vita politica? Che significa nelle nostre società politicizzarsi o politicizzare un conflitto?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Per una politica notturna    (Mar Traful)&lt;/span&gt;&lt;h1 style="text-align: justify; font-weight: normal;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;h2 style="text-align: justify; font-weight: normal;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Una politica notturna deve farsi&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;CONTRO la comoda e passiva contemplazione della miseria quotidiana che impregna e soffoca.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;A PARTIRE DA un noi zoppicante che si fa strada andando e si nutre della mala sorte e dell’improvvisazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;PER fare lo sgambetto e cortocircuitare la grande macchina.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;ATTRAVERSO gli angusti e interminabili sentieri del gran labirinto, inventando parole e azioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;SECONDO la nostra capacità di sperimentare, pensare, vivere, resistere e godere… sapendo che oggi siamo pochi e domani forse anche meno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-weight: bold;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Alcuni dei suoi principi sono&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;ol style="text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il senso comune di  due mali sceglie il male minore. Noi ci rifiutiamo di scegliere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Quando la vita  diventa un mezzo per vivere, la vita muore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Cercare le radici e  una maniera sotterranea di perdersi tra i rami.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Quelli che si  sacrificano per gli altri finiscono sacrificandoli.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Bisogna liberarsi dal  pensiero che fare debba servire per forza a qualcosa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Proprio perchè  sappiamo che possedere è perdere, apriamo spazi di vita che  non possono essere chiusi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Perché non  esiste un altro linguaggio, siamo un balbettio nel linguaggio del  potere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il miglior suicidio è  il suicidio senza morte: permette di continuare a sputare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p class="western" style="margin-left: 0.64cm; text-align: justify; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-weight: bold;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-weight: bold;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Alcune riflessioni molto provvisorie sulla precarietà&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;  (&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;i&gt;Espai en Blanc&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-weight: bold;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-weight: bold;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;ol style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt;&lt;li style="font-weight: normal;"&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;La postmodernità è  la nostra epoca, in lei pensiamo e (mal)viviamo. La postmodernità  radicalizza le logiche e le aporie della modernità. In  particolare, il soggetto diventa ingranaggio del sistema, funzionale  all’ordine. Ma se la modernità era una mediazione che non  riusciva a mediare se stessa, la postmodernità gira ancora di  più nel vuoto, senza alcuna capacità di  autogiustificarsi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li style="font-weight: normal;"&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nella postmodernità la  realtà coincide col capitalismo. Questo significa che tutte  le categorie spaziali della modernità (dentro/fuori,  pace/guerra, ordine/disordine…) sono saltate in aria. Siamo di  fronte a un &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;continuum &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;indiscernibile  nel quale si mescolano interiorità ed esteriorità,  guerra e pace, ordine e disordine. Non esiste la congiuntura. La  congiuntura dev’essere strappata alla realtà stessa. La  nostra scommessa è che la lotta che vuol vincere la  precarietà può farlo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li style="font-weight: normal;"&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;La categoria che permette di  spiegare tutti i fenomeni che si producono nella postmodernità  è quella della mobilitazione (&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;movilizacion&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;).  Tutti quanti e ognuno di noi siamo mobilitati. Certamente lo  sfruttamento capitalista è parte di questa mobilitazione, ma  la mobilitazione proprio perché è una “politica  della relazione” significa molto di più. La nostra propria  esistenza è questa mobilitazione della vita. Ci mobilitiamo  per (ri)produrre questa realtà ovvia che ci frana addosso,  quando lavoriamo, quando non lavoriamo, quando cerchiamo noi stessi,  quando costruiamo progetti… In questo modo oggi la politica  incontra la vita.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li style="font-weight: normal;"&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Prendere il concetto di  biopotere per descrivere questo ingresso della vita nella politica,  come un “mettere al lavoro le nostre vite” è  insufficiente. Così come viene utilizzato il concetto di  biopotere tutte le proposte rimangono dentro la critica  dell’economia politica. Il biopotere è un’estrapolazione  dallo sfruttamento capitalistico che ha necessariamente due  conseguenze: 1) Non si esce dalla centralità del lavoro. 2)  Le relazioni di potere, in ultima istanza, si deducono dalle  relazioni di produzione. Per questo la politica che si ricava da  queste analisi non implica nessun cambio innovatore che corrisponda  al nostro tempo. Semplicemente si sostituiscono alcune denominazioni  con altre. Per esempio, invece di classe operaia si parla di  moltitudine, ma non si sottopone affatto a critica la stessa nozione  di soggetto politico e l’idea di politica che questa determina.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li style="font-weight: normal;"&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;La mobilitazione globale della/e  vita/e crea, come dicevamo, una realtà nella quale si  confondono guerra e pace, ordine e disordine… questa nuova  territorialità ha simultaneamente la forma di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;spazio  di frontiera&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; e di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;supermercato&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;.  Nello spazio di frontiera il limite è diventato virtuale. Ci  sono infinite frontiere e al tempo stesso nessuna. Uno spazio di  controllo assoluto nel quale ciò che sei viene determinato  dalle frontiere che ti è permesso di superare. Spazio di  frontiera che è anche supermercato dove scegliere  liberamente. Sei la marca che puoi comprare. La mobilitazione  globale produce un territorio apparentemente pacificato nel quale la  catastrofe è immanente/imminente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li style="font-weight: normal;"&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Le unità di mobilitazione  di questa &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;mobilitazione globale&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;  sono gli individui. Gli individui, ovvero, ognuno di noi in quanto  centro di relazioni. Individuo è colui che pone “io vivo”  come centro che articola le diverse identità contingenti:  lavoratore, consumatore, cittadino… La novità che comporta  la mobilitazione globale sta nel fatto che ti lega quando ti  abbandona e, al contrario, ti abbandona quando ti lega.  L’“infragilimento” paradossale inerente a questa politica  della relazione costituisce l’&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;essere  precario&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li style="font-weight: normal;"&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;La mobilitazione globale produce  un’individuazione che non è normativa, benché  evidentemente la normalizzazione continua a funzionare come una  specie di  infrapenalità (&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;infrapenalidad&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;).  La normalizzazione produceva individui normalizzati ma &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;non&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;  isolati, dato che consisteva nell’autoriflessione di un gruppo in  relazione a una norma. In cambio, l’individuazione effetto della  mobilitazione globalizzatrice produce individui singolari nel loro  radicale isolamento. Precarietà significa star solo di fronte  alla realtà.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li style="font-weight: normal;"&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Per questa ragione la precarietà  non è qualcosa che ci succede e che può smettere di  succederci. La precarietà non è qualcosa di  accidentale ma piuttosto un carattere veramente essenziale di ciò  che in questa società possiamo essere. La precarietà  rende fragile il nostro stesso voler vivere (&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;querer  vivir&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;), e nella misura che lo fa, ci  imprigiona. In altre parole: al di là della dualità  inclusione/esclusione che la mobilitazione impone esiste un  infragilimento del voler vivere prodotto dalla paura. La società  postmoderna è una società della paura e della  speranza. Le due modalità di controllo sul voler vivere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li style="font-weight: normal;"&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Se la questione della precarietà  non è tanto essere soggetti alla esclusione/inclusione, come  questo infragilimento che in entrambi i casi si produce, e che ci  congela la stessa voglia di vivere, che ci attacca nel più  profondo e ci trasforma in carne da psichiatra, allora è  chiaro che la propria  vita si è trasformata nel &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;campo  di battaglia&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;. Che la vita è oggi il  campo di battaglia significa che la vita lotta contro la vita  (l’altro) e anche contro la morte (disoccupazione). Detto in altro  modo: quando la vita è il campo di battaglia il potere  funziona e ci si impone come il codice “aver denaro/non-aver  denaro”. Questo codice organizza la vita e, facendolo, precarizza  le nostre vite. L’obiettivo dev’essere cortocircuitare questo  codice. Il “denaro gratis”&lt;sup&gt;&lt;a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote1anc" href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=4002447575613533611&amp;amp;postID=338678528659444031#sdfootnote1sym"&gt;&lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;  è questo tentativo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li style="font-weight: normal;"&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;La parola d’ordine che fu  valida per tanti anni, quella che univa Marx e Rimbaud, “trasformare  la società e cambiare la vita”, dev’essere oggi ripensata  completamente. Quando quello che è in gioco è la  nostra propria esistenza, perché la mobilitazione effettua  una &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;guerra&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; contro  tutti noi, la vita non appare più come la soluzione ma  diventa il problema stesso. Quando la vita è il vero campo di  battaglia non è più sufficiente criticare la vita  quotidiana, né pretendere di intensificare la vita.  Affrontare la vita come il nostro problema presuppone guardare  dritto in faccia- senza prepararsi un cammino di ritorno- ciò  che è l’&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;essere precario&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li style="font-weight: normal;"&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Per capire come funziona  l’&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;essere precario&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;  si deve tenere in conto che, anche se la precarietà è  sociale, la precarietà come tale si vive individualmente.  Quest’affermazione è la chiave dato che in essa si  concentra tutta la potenza, e al tempo stesso tutta la debolezza di  una lotta che prende la precarietà come obiettivo da  attaccare. La precarietà, attraverso la paura e la speranza,  ci configura in quello che siamo, ovvero, come essere precario.  Parlare di precariato come soggetto collettivo non è altro  che pretendere di imporre artificialmente un orizzonte costitutivo a  qualcosa che, nella sua essenza, è individuale e paradossale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li style="font-weight: normal;"&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Se l’&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;essere  precario&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; ha questo carattere paradossale,  sociale e al tempo stesso individuale, è evidente che le  forme tradizionali di politica non servono. Con questo vogliamo dire  che una politica di lotta contro la precarietà dev’essere  completamente reinventata. Tra le altre cose, perché la  politicizzazione non passa più per la coscienza di classe. La  coscienza di classe permetteva di raggiungere l’universale  dall’autoconoscenza concreta dello sfruttamento. In cambio, la  politicizzazione dell’essere precario ci espone alle intemperie e  ci porta a dover creare, a partire da noi stessi , l’alleanza di  amici che non esiste.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;In fondo, una politica che  voglia attaccare la precarietà dev’&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;&lt;i&gt;essere  una politica del voler vivere&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;. &lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ciò  significa che questa politica, proprio perché guarda dritto  in faccia l’essere precario come il paradosso che abbiamo  descritto, dovrà chiamare a raccolta due componenti: l’odio  e la trasversalità.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;  &lt;/p&gt;  &lt;ol&gt;&lt;li style="font-weight: normal;"&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;L’&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;odio   verso la vita &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;come prova. Dobbiamo   riappropriarci dell’odio. Il precario deve odiare la sua vita,   deve essere capace di segnare il confine tra ciò che vuole   vivere e quello che non è disposto a vivere. Questo odio   libero è la potenza di svuotamento del suo essere precario.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;b) La &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;&lt;i&gt;trasversalità&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;   come strategia. Questa nuova politica dev’essere completamente   trasversale. Trasversalità significa che non c’è un   fronte di lotta privilegiato (per esempio: il lavoro), ma che il   combattimento si svolge contro la propria realtà intesa come   un &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;&lt;i&gt;continuum &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;di   fronti di lotta. Evidentemente questa trasversalità suppone   anche il rifiuto di occupare una determinata identità.   Lottare contro la precarietà è attraversare tutti i   fronti di lotta senza rifugiarsi in un’identità che, per   lo più, sarebbe sempre imposta. Come i wobblies americani si   organizzarono attraversando le differenti divisioni etniche,   tecniche, di genere… Il precario che lotta in questo modo è   capace di disoccupare l’ordine (&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;&lt;i&gt;desokupar   el orden&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;) e aprire una terra di nessuno.   La/e terra/e di nessuno piantate nello spazio di frontiera sono i   luoghi dove riprendersi per tornare ad attaccare il codice del   potere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li style="font-weight: normal;"&gt;&lt;p class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;L’odio verso la vita e la  trasversalità sono le armi che espellono la paura e la  speranza. Sono loro che minano l’essere precario e ci mettono al  di là dell’isolamento di ognuno. Così si annichila  ciò che ci divide, e allora scopriamo che possediamo  un’interiorità comune. Tutti noi che lottiamo contro la  realtà possediamo un’interiorità comune.  L’interiorità comune è lo spazializzazione  (&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;espaciamiento&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;) del  voler vivere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li style="font-weight: normal;"&gt;&lt;p class="western"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;Una politica contro la  precarietà che fa della vita un campo di battaglia, una  politica del voler vivere dovrà sempre mantenere queste due  dimensioni(personale e collettiva) permanentemente unite. Per questo  bisogna ripensare tutto di nuovo. Che presuppone politicizzarsi  oggi? Cos’è un’alleanza di amici? Come riempire la terra  di nessuno col nostro malessere? Come fare del voler vivere una  sfida? Saremo capaci di rispondere a queste domande che ci  interrogano soltanto se facciamo effettivamente della vita il nostro  campo di sperimentazione.  &lt;/span&gt;  &lt;/p&gt; &lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p class="western" style="margin-left: 0.64cm; text-align: justify; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-weight: bold;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;MANIFESTO DEL DENARO GRATIS&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Verdana,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Da tempo il cielo è caduto. Da tempo la notte ci possiede e siamo notte. Vedo la luce del vicino accesa e non saprò mai chi è. La critica del lavoro è sempre stata il perno di ogni politica sovversiva. La critica si faceva sempre a partire da un punto: un’altra forma di organizzazione sociale, una vita altra... Ora il punto ci ha abbandonato. Di fatto, molti ci hanno abbandonato. Solo la speranza voleva rimanere con noi. Abbiamo dovuto ucciderla. Da allora ci sentiamo più leggeri e possiamo cominciare a volare. Un volo diretto verso un orizzonte d’acqua. E un orizzonte di fuoco. Fuoco e acqua per distruggere questo mondo. Effettivamente questo mondo merita solo di essere distrutto perché possa vivere il mio voler vivere che è il nostro voler vivere. La politica notturna non è un raggio di luce nel buio: è un serpente in agguato. Pronto a colpire perché non ha smesso neppure un momento di farlo. Colpire te per esempio. Le tue sicurezze che sono l’ossigeno del sangue che gonfia il tuo cuore. Le tue verità che sono barchette di carta che navigano nel tuo cervello sempre sul punto di naufragare. I tuoi amori che non sono altro che la fotografia ridicola di un tramonto. La politica notturna non promette niente che tu già non sappia. No, non moriremo di vita. La nostra vita è un’avventura in un lunapark. Conosciamo l’inizio e sappiamo perfettamente come andrà a finire. In questo mondo l’unica avventura è fare del nostro voler vivere una sfida. E distruggere questo mondo. Un mondo che non vale nessuna lacrima. Perché la realtà è troppo schifosa. Sotto le sue ascelle è cresciuta un’urbanizzazione infinita che getta nel mare un fiume di sudore pestilenziale. Tra le sue gambe è in atto una guerra feroce senza tregua: tutti contro tutti. Mentre dall’alto Dio se la ride e ogni tanto con la mano spinge qualcuno. Verso il basso. Lo affonda nella sua miseria quotidiana fino a soffocarlo. I cadaveri putrefatti stanno al sole pieni di mosche. Nel culo dell’inferno dove nessuno può sgranchirsi lavoriamo con luci fluorescenti. Viviamo morendo in un giorno che non ha fine. Assaggiamo la morte. Sono secoli che non sentiamo l’aria umida che agita i rami di un mandorlo in fiore. Non esiste il fuori. Solo questa realtà oscena che non nasconde niente. Siamo ombre divorate dalla paura che vagano in cerca di un amico. La paura è il messaggio. La realtà è oscena perché non smette di ingoiare denaro. Nella sua vagina introduciamo monete per comprare un po’ di tranquillità in vista del futuro. Ci costa ammettere che non c’è futuro. La realtà caca denaro e noi corriamo premurosi in cerca di briciole. Quando oseremo sputarle in faccia la sua abiezione?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-weight: bold;" class="western"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;L’economia è un gran casino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;dove la roulette decide, minuto per minuto, il prezzo della vita&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;E io, ogni giorno che passa rimando la mia morte&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;mentre l’indice Nasdaq scende.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Anche l’ascensore scende.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Se potessi un giorno toccare il fondo!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;La libertà è un carcere sull’orlo del mare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Se tutto mi lega&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;se la porta che si apre non dà Fuori&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;se i miei sogni sono incubi senza un finale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;se l’unica finestra che ho è la televisione. Come ho potuto?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Da dove ho preso la forza per pensarlo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Denaro gratis&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-weight: bold;" class="western"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;Il denaro è un codice: avere denaro/non avere denaro. Questa differenza fa funzionare la macchina di ripetizione chiamata realtà. Nulla sfugge a questa differenza, tutto ci riporta a lei... e così si (ri)produce l’ordine monetario, vale a dire, l’ordine. E non succede niente. Non succede mai niente. La violenza della moneta esclude e obbliga al lavoro. Il denaro gratis, in cambio, blocca questo codice e attacca la realtà. Il denaro gratis è una moneta vivente. Moneta perché è il risultato di uno scambio strano: espropriazione di merci, sviamento della logica del capitale... Vivente perché, per il modo in cui si dà, è una vittoria contro la paura e la solitudine. Come moneta vivente che è, il denaro gratis non si piega mai al codice. Per questo il denaro gratis non si chiede, si impone. Più esattamente: ci diamo denaro gratis. E possiamo farlo sempre anche se siamo prigionieri di noi stessi. Anche se non lo sappiamo spiegare molto bene. Basta volerlo. L’istante che voglio offrirti è una pietra trasparente fatta di luce che quando la lanci nel lago non fa rumore. Ma questo istante non esiste. Posso solo darti denaro gratis. Amico, prendi la mia mano. L’esperienza del denaro gratis produce danno. Quale esperienza se è vera non è dolorosa? La moneta vivente marchia il nostro corpo ma ci fa più coraggiosi. E più liberi. Vomita l’essere che siamo. Preferirei non allontanarmi. Andiamocene dove finalmente posso guardarti negli occhi. Non lasciamo dietro niente, solo quella vita nostra incapace di seguirci. La pietra ferita dal freddo non dirà la risposta. Il denaro puzza di morte e proprio perché è morto può accumularsi. Il denaro gratis ci libera dal denaro. Il cielo è caduto e s’annoda tra le mie gambe per non farmi andare. Se la realtà è impazzita dobbiamo inventare concetti deliranti. Il denaro gratis non ci appartiene: è di tutti e, al tempo stesso, di nessuno. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-family:Times New Roman,serif;font-size:100%;"  &gt;È&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt; un grido di schifo contro il mondo. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-family:Times New Roman,serif;font-size:100%;"  &gt;È&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt; un grido di guerra contro questo mondo. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-family:Times New Roman,serif;font-size:100%;"  &gt;È&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt; il grido del voler vivere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div id="sdfootnote1"&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote1sym" href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=4002447575613533611&amp;amp;postID=338678528659444031#sdfootnote1anc"&gt;1&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;  Il denaro gratis: Non è una rivendicazione. E’ un grido di  guerra, un richiamo alla riappropriazione collettiva della  ricchezza. Un grido di schifo contro la miseria della vita  quotidiana.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="sdfootnote"&gt;   &lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-338678528659444031?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/338678528659444031/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=338678528659444031' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/338678528659444031'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/338678528659444031'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2007/09/dinero-gratis.html' title='Materiali su Dinero Gratis'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-7340850717088270657</id><published>2007-09-29T12:18:00.000+02:00</published><updated>2007-09-30T11:05:57.277+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Abel Paz'/><title type='text'>L'abeledario</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family:Estrangelo Edessa,cursive;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ABELEDARIO&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family:Estrangelo Edessa,cursive;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/Rv4nKJU6hcI/AAAAAAAAAA8/WBFynIv3TcQ/s1600-h/Abel+paz+a+Frascati+17.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/Rv4nKJU6hcI/AAAAAAAAAA8/WBFynIv3TcQ/s200/Abel+paz+a+Frascati+17.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5115569281995277762" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Abel Paz è stato a Roma dal 15 al 18 novembre 2006. Con i suoi 85 anni, ha incontrato compagni anarchici, vecchi amici, lavoratori e studenti.  Ci ha raccontato la sua vita da miliziano nella rivoluzione spagnola, esule in Francia e prigioniero politico più volte. Una vita, la sua, aspra e appassionata, di dissenso radicale e inguaribile ottimismo. Abel narra con generosità e semplicità, con lucidi punti fermi e punti sospensivi. Raccogliamo scampoli dei suoi discorsi, gesti e ricordi e li rappezziamo in un abbecedario, che per forza di cose non è il suo, ma un alfabeto straniero. Inevitabilmente si perde qualche lettera. Sillabiamo un ritratto con poche linee. Spezzate, aggrovigliate o tratteggianti, come la memoria.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;ABBECEDARIO&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ho imparato a leggere di nascosto, seduto tra la legna del cortile di casa. Vivevo con la mia famiglia in Almeria, un paese dell’Andalusia. La mia maestra è stata la proprietaria di un alimentari del paese, dove la mamma mi mandava a fare la spesa. Una volta mi domandò se sapevo leggere. Gli risposi di no. Mi disse di trattenermi un po’ ogni volta che fossi tornato, perché lei mi avrebbe insegnato. A casa ripassavo sottovoce i suoni delle lettere, le sillabe. Finché un giorno mia madre uscì al cortile e sentì che parlavo piano. Si spaventò, pensò che c’era qualcuno con me. Quando scoprì che studiavo l’abbecedario, mi baciò emozionata. Mia madre. Mio padre lo vedevo poco, andava a lavorare nei campi. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;BARRICATA&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Io sono nato in una barricata. La barricata di coloro che lavorano la terra e conoscono la fame e non hanno avuto un’infanzia. A 15 anni mi ci sono addormentato sopra, sognavo una società diversa, di uomini liberi e felici. E non sono più sceso da lì. Nella mia vita non ho fatto altro che lottare: 12 anni di carcere, 26 d’esilio, 3 di sanatorio. Adesso vivo a Barcellona con una pensione minima, e sono felice. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;CNT&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Abel si affilia alla Confederaciòn Nacional del Trabajo, sindacato anarchico, a 15 anni. Ha iniziato a lavorare come apprendista in una fabbrica tessile. In una fotografia dell’epoca ha le mani in tasca, le spalle ampie sotto una giacca di pelle, la fronte alta, pulita. Stringe le labbra e guarda dritto negli occhi del fotografo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nella CNT non c’era distinzione tra i dirigenti e gli iscritti. Eravamo in due milioni, e volevamo costruire una società diversa. Non facevamo la guerra per il gusto di farla. Guerra e rivoluzione erano una stessa cosa. Per 32 mesi abbiamo messo in atto esperienze di autogestione e collettivizzazione delle terre, abbiamo dimostrato che si poteva vivere senza denaro e senza pagare l’affitto, la luce, il gas. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;DURRUTI&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Durruti divenne un simbolo, ma come lui c’erano tanti al fronte. E questo lui lo sapeva. Morì presto, dopo soli 4 mesi dall’inizio della rivoluzione, da semplice soldato, come si è comportato sempre. Sapeva di dover morire. Come il Che Guevara o come Emiliano Zapata, capì che la rivoluzione si esauriva e doveva morire con essa. Il suicidio era l’unica via d’uscita, l’unica vera, per eludere il potere che altrimenti si sarebbe concentrato nelle sue mani. Preferì morire all’apice delle sue forze, da rivoluzionario, che diventare dittatore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;ESILIO&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Dal ’36 sono passati 70 anni, ma 70 anni con la Rivoluzione, mai senza di essa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Esule anche nella terra d’esilio. Abitatore dei confini. Da cui sembra aver tratto la sua intransigenza rivoluzionaria, la forza incendiaria delle parole, l’ironia. Abel parte in esilio per la Francia dopo il 26 gennaio del ’39, quando Barcellona cade nelle mani dei franchisti. Ma poco dopo viene internato nei campi di concentramento francesi, come molti altri esuli antifranchisti. Ritorna in Spagna nel ’42 ed entra a far parte della guerriglia libertaria che combatte contro la dittatura. Viene arrestato nello stesso anno. E nel carcere, nuovo territorio di confine, inizia a scrivere. Saggi sulla rivoluzione, memorie, una delle più complete biografie di Durruti. Qualche manoscritto scompare nelle mani degli editori, qualche altro viene mutilato. Ma sono già vari i suoi libri pubblicati e tradotti. Liberato nel ’52 torna in Francia e ci rimane fino al ’76. Nella terra d’esilio vive suo figlio, Ariel. Dopo la morte di Franco torna a Barcellona, dove abita ancora oggi.  &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;FILM&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;È un grande cultore di film. Manel, che viaggia con lui, ci racconta che a casa ha una delle cineteche più complete di Barcellona. Parla di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Tierra y libertad, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;di Ken Loach&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;. Durante le riprese, Ken Loach capì ciò che è stata la rivoluzione in Spagna. L’idea originaria del film era diversa, escludeva molti aspetti della rivoluzione. Ma sul set Loach vide di prima persona l’eredità che ha lasciato. Gli attori mangiavano separatamente dagli altri impiegati e collaboratori, ognuno secondo il ruolo che aveva. Ma si decise di mangiare tutti insieme, le stesse cose. E questo cambiò la rotta del film, lo fece diventare un vero canto alla rivoluzione. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;GUERRA&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Quella spagnola non è stata una guerra civile. I reazionari non hanno fatto un colpo di stato contro il governo, ma contro i movimenti libertari che avevano preso forza in tutta la Spagna. Si trattava, così, di una guerra dei ricchi contro i poveri, non di una guerra civile, come spesso si dice.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Noi siamo rimasti nelle retrovie a fare la rivoluzione. Ci rifiutammo di pagare gli affitti, si collettivizzarono le terre e ci riprendemmo le ferrovie che erano in mano ai francesi e le miniere affidate agli inglesi. Dopo i primi otto giorni di rivoluzione, la gente capì che doveva ritornare al lavoro. Questa è una peculiarità della rivoluzione spagnola rispetto ad altre, in cui la produzione venne riattivata dopo mesi. Si tornò al lavoro, ma senza padroni. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;HIERRO,  COLUMNA DE&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Nella sua “Cronaca appassionata della Columna de Hierro” (Ed. italiana a cura di Mario Frisetti, Autoproduzioni Fenix, Torino 2006) Abel riporta un manifesto di questa colonna rivoluzionaria, costituita dai gruppi anarchici della regione del Levante. Queste sono le parole finali: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;“…con tutti i nostri uomini, con tutte le nostre energie, con tutto il nostro entusiasmo, lotteremo fino a schiacciare per sempre il vile fascismo. Ma non lottiamo, intendiamoci bene, per conservare una Repubblica né per instaurare un nuovo regime statale. Lottiamo per realizzare la Rivoluzione Sociale. […] Al fronte o nelle retrovie, là dove siete: lottate contro tutti i nemici delle vostre libertà, stroncate il fascismo. Ma impedite che con il frutto dei vostri sforzi si instauri un regime dittatoriale, che sarebbe la continuazione, con tutti i vizi e difetti, dello stato di cose che cerchiamo di far scomparire. Ora con le armi, domani con gli attrezzi da lavoro, imparate a vivere senza tiranni, a liberarvi da soli, unica strada verso la libertà”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;INCONTROLADOS&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nel ’37 gli stessi dirigenti della CNT e della FAI, che ormai occupavano cariche istituzionali, imposero la militarizzazione di tutte le colonne libertarie, sostenendo che fosse l’unica via d’uscita di fronte all’avanzata del franchismo. La rivoluzione si smarriva nelle vie istituzionali e al fronte mancavano le armi e languivano le forze. Ma gli “incontrolados” della Colonna di Ferro si sottrassero a tali direttive fino all’ultimo, fino a quando l’unica alternativa fu la dissoluzione. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Temerari e schivi, si ostinavano ad affrontare il nemico quasi a mani nude, disarmati, senza provviste. Restii a giungere a compromessi col potere. Il “testamento di un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;incontrolado&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;”, che riporta Abel nel libro prima citato, è un documento sentito dello spirito che animava la lotta, ma ancor prima un testamento politico. L’autore, che si firma semplicemente come “un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;incontrolado &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;della Columna de Hierro” era stato liberato dal carcere dai miliziani della colonna cui aderì successivamente. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Insieme a me uscirono molti uomini che avevano ugualmente sofferto, ugualmente segnati dai maltrattamenti subiti dalla nascita. Alcuni, non appena calcarono la strada, se ne andarono per il mondo; noi altri ci unimmo ai nostri liberatori, che ci trattarono come amici e ci amarono come fratelli. Con essi, poco a poco, abbiamo formato la Colonna di Ferro. […] E ci siamo nutriti per un certo tempo di quel che ci offrivano i contadini, e senza che nessuno ci facesse dono di un’arma, ci siamo armati con ciò che avevamo tolto ai militari insorti con la forza delle nostre braccia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;[…] &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;… &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;tutte le sofferenze, tutto il passato, tutti gli orrori ed i tormenti che hanno segnato il mio corpo, li gettavo al vento come se fossero di un’altra epoca, e mi abbandonavo allegramente a sogni di avventura vedendo con la febbre dell’immaginazione un mondo diverso da quello in cui ero vissuto, ma che desideravo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;[…]&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;E così tra pene e gioie, tra l’angoscia ed i pianti, ho passato la mia vita, vita felice in mezzo al pericolo, in confronto a quella vita torbida e miserevole della torva e misera galera”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-size:11;"&gt;&lt;a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote1anc" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=4002447575613533611#sdfootnote1sym"&gt;&lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;       &lt;span style="font-size:100%;"&gt;L- LENZUOLA&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Entravamo nei palazzi dei ricchi e prendevamo le cose necessarie per il fronte. Un giorno una compagna trovò delle lenzuola bellissime, tutte ricamate, e disse a Durruti: “ Queste me le tengo per quando tornerò a casa, quando tutto sarà finito”. E lui lei rispose: “ Non finirà mai. Quando la rivoluzione risulti vittoriosa in Spagna, andremo a farla in Francia, in Germania, in Russia… Siamo usciti di casa per non tornarci mai più”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;        &lt;span style="font-size:100%;"&gt;M- MEMORIA&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Hanno sempre voluto demonizzare gli anarchici, ci hanno sempre dipinti con le corna, come dei diavoli. Ma la rivoluzione spagnola ha lasciato un’eredità profonda, nonostante abbiano voluto sotterrarne la memoria… Col tempo tutti sono cambiati, i franchisti si sono chiamati democratici… Solo noi anarchici siamo rimasti noi stessi. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;        &lt;span style="font-size:100%;"&gt;N- NOME&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Si chiama Diego Camacho. Questo è il nome che gli hanno dato i suoi genitori. Ma quando va via da casa a 16 anni e attraversa a piedi la Catalogna rurale, Diego si da un nuovo nome, di curiose risonanze bibliche: Abel Paz, perché dice: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Io sono per la pace, non per la guerra.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; Ancora oggi firma i suoi scritti come Abel Paz, e gli è indifferente se lo chiamano Diego o Abel. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;      &lt;span style="font-size:100%;"&gt;O- OKUPAS&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Abel vive nel quartiere di Gracia, a Barcellona. Ricorda lo sciopero contro gli affitti del ’33, in cui mezzo milione di abitanti della città si rifiutarono di pagare l’affitto per 3 mesi. Racconta dell’appoggio popolare che hanno gli okupas a Barcellona, quando la polizia arriva a sgomberare. E si augura che tutti diventino Okupas. Che aprano brecce dove si può. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;   &lt;span style="font-size:100%;"&gt;P- PROFESSORI&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;In Spagna non mi fanno parlare all’università. E non sono gli studenti, ma i professori a impedirmelo. Ripetono come pappagalli quello che gli hanno insegnato a loro volta i loro professori fascisti. Si insegna la filosofia, ad esempio… Ma la filosofia non si può insegnare. Bisogna essere filosofi. A me interessa soltanto la filosofia che insegna la vita, quella che impari vivendo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Q- QUINDI&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Con un’ultima boccata di fumo che vela lo sguardo sardonico, Abel conclude un suo discorso:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;E quindi…Fate i bravi, statevene zitti, andate a lavorare, pagate le tasse… &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;R- RIVOLUZIONE&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;                                                                                                           &lt;span style="font-size:100%;"&gt;Non sono stato mai così felice in vita mia&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;come nei primi otto giorni della rivoluzione. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Le rivoluzioni sono sferzate che si danno contro la storia. Sono brevi, durano anche pochi giorni. E dovrebbero coinvolgere non un paese, ma un intero continente. Altrimenti succede come in Spagna, dove i paesi vicini si allearono per soffocarla. La rivoluzione spagnola è stata sconfitta militarmente dal franchismo, ma forse è nella disfatta che risiede la sua forza… Perché se fosse risultata vittoriosa si sarebbe trasformata in dittatura, come è successo a Cuba, o in Cina, o in Russia. La rivoluzione si è persa, ma è rimasta viva nella memoria della gente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;S- SCUOLE&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;A undici anni mi sono trasferito a Barcellona per andare a vivere con mio zio. Lì ho frequentato per due anni una scuola razionalista, di quelle fondate da Ferrer y Guardia. Si applicava una metodologia moderna, si cercava di creare le condizioni per formare una coscienza rivoluzionaria. Due anni… Due anni di scuola in tutta la mia vita…&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;T- TEMPO&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Abel ascolta la domanda che gli rivolge un compagno. E prima di rispondere esita. Lo guarda, come volendo misurare la distanza di tempo che lo separa da lui. L’impossibilità di farsi comprendere. Ma nonostante tutto parla, e la sua voce viene, lo sentiamo, da un mondo così diverso. Che inizia coi ricordi della terra di Almeria e i piedi scalzi e un piccolo alimentari del paese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Questo non è il mio tempo. Apparteniamo a tempi diversi. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;E’ impossibile farvi capire le cose che ho vissuto. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;U- UTOPIA&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Bisogna essere utopici. Perché non si può smettere di lottare, di andare sempre più lontano. Bisogna cercare sempre nuovi ideali negli ideali. La vita è lotta, se non lotti sei morto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;V- VITTORIA&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Appoggio le spinte regionaliste in Spagna, perché se si formassero stati regionali sarebbero comunque stati più piccoli, e quindi più facili da abbattere. Ma se gli anarchici vincessero, si opporrebbero allo stato anarchico, per formare una nuova società. E una volta formata questa, si schiererebbero contro, per andare oltre, più lontano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Z- …&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Chumberas y alacranes&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; è il titolo di un altro dei suoi libri. E sono forse questi, i fichi d’india e gli scorpioni, i punti cardinali della geografia di quest’uomo. Che si abbandona poco alla comodità di una sedia. Un incontrolado. Un animale di confini.  Abel Paz ha l’ombra di chi ha tastato bene gli angoli della reclusione,  lo sguardo di chi conosce gli orizzonti della terra riarsa. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: normal; text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;(una vendicatrice delle umane sofferenze)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div id="sdfootnote1"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="sdfootnote"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote1sym" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=4002447575613533611#sdfootnote1anc"&gt;1&lt;/a&gt;  In &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;“Cronaca appassionata  della Columna de Hierro”, Ed. italiana a cura di Mario Frisetti,  Autoproduzioni Fenix, Torino 2006.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-7340850717088270657?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/7340850717088270657/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=7340850717088270657' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/7340850717088270657'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/7340850717088270657'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2007/09/abeledario-abel-paz-stato-roma-dal-15.html' title='L&apos;abeledario'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/Rv4nKJU6hcI/AAAAAAAAAA8/WBFynIv3TcQ/s72-c/Abel+paz+a+Frascati+17.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4002447575613533611.post-5346488248014667156</id><published>2007-09-29T12:13:00.001+02:00</published><updated>2007-09-30T11:05:26.080+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ormai è fatta'/><title type='text'>Rassegna: Ormai è fatta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/Rv4lhJU6hbI/AAAAAAAAAA0/RbfD3gayDfk/s1600-h/locandinaormai+%C3%A8+fatta1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/Rv4lhJU6hbI/AAAAAAAAAA0/RbfD3gayDfk/s400/locandinaormai+%C3%A8+fatta1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5115567478109013426" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4002447575613533611-5346488248014667156?l=ivendicatori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivendicatori.blogspot.com/feeds/5346488248014667156/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4002447575613533611&amp;postID=5346488248014667156' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/5346488248014667156'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4002447575613533611/posts/default/5346488248014667156'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivendicatori.blogspot.com/2007/09/blog-post.html' title='Rassegna: Ormai è fatta'/><author><name>Marco Caponera</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://www.malatempora.com/autori/mcaponera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_s6B1jrnwA4c/Rv4lhJU6hbI/AAAAAAAAAA0/RbfD3gayDfk/s72-c/locandinaormai+%C3%A8+fatta1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
